Il governante Miguel Díaz-Canel ha nuovamente definito "antisociali" i giovani cubani che partecipano a manifestazioni pacifiche sull'isola, riprendendo così il linguaggio stigmatizzante e repressivo che storicamente il regime ha utilizzato per screditare qualsiasi forma di protesta.
Al conversare con un centinaio di giovani durante l'episodio 30 del podcast "Desde La Presidencia" riguardo ai fatti di agosto 1994, dopo l'esplosione sociale nota come Maleconazo, il mandatario ha affermato che dietro a quelle proteste ci fosse una “manipolazione esterna” e che i manifestanti “non rappresentano il vero popolo rivoluzionario”.
Recurrió allo stesso discorso per etichettare i manifestanti come “delinquenti” e “antisociali” e delegittimare la protesta sociale.
Durante il programma, a proposito della caduta in combattimento dell'Eroe Nazionale di Cuba, José Martí, si è affermato che i giovani scontenti “erano lontani dal pensiero di Martí” e che dovevano essere “trasformati”.
"È stato un fatto delittuoso, l'imperialismo ha usato quegli antisociali, ma sono i nostri antisociali, sono quelli che dobbiamo trasformare, persone che sono molto lontane dal pensiero di Martí, e per questo dobbiamo tornare a Martí," ha detto Díaz-Canel, che ha menzionato l'evento per suggerire la lettura del saggio di Cintio Vitier "Martí nell'attuale ora di Cuba".
Inoltre, ha definito il Maleconazo come una semplice "protesta che credeva avrebbe fatto cadere la rivoluzione".
Asimismo, raccomandò il saggio pubblicato dall'intellettuale Cintio Vitier nel settembre dello stesso anno, in cui avvertiva che coloro che si lanciano in mare o alzano la voce contro il sistema “sono anche nostri”, ma che erano stati spinti alla delusione.
Le parole del mandatario emergono in un momento in cui la crisi del paese si aggrava, specialmente dopo i recenti annunci del collasso del sistema elettroenergetico nazionale, uno dei principali motivi di disincanto popolare nell'isola.
Il regime cubano ha represso decine di proteste pacifiche contro i blackout negli ultimi anni, e ha incarcerato più di 1000 persone dopo le manifestazioni di luglio 2021.
Domande Frequenti sulle Dichiarazioni di Díaz-Canel e la Situazione a Cuba
Perché Díaz-Canel definisce i giovani manifestanti come "antisociali"?
Díaz-Canel utilizza il termine "antisociali" per screditare i giovani cubani che protestano pacificamente, affermando che sono manipolati da influenze esterne e non rappresentano il "vero popolo rivoluzionario". Questo tipo di linguaggio mira a stigmatizzare e delegittimare le proteste contro il regime.
Quali motivi hanno i giovani cubani per protestare?
Le proteste dei giovani cubani sono motivate dalla crisi economica, dai blackout e dalla mancanza di libertà. Il collasso del sistema elettroenergetico e la scarsità di beni di prima necessità hanno esacerbato il malcontento sociale, portando i giovani a richiedere cambiamenti e miglioramenti nelle loro condizioni di vita.
Come giustifica Díaz-Canel la repressione delle proteste a Cuba?
Díaz-Canel giustifica la repressione delle proteste definendole "atti delittuosi" istigati dall'imperialismo. Afferma che i manifestanti sono lontani dal pensiero martiano e che devono essere "trasformati", utilizzando queste dichiarazioni per giustificare l'uso della forza e delegittimare il malcontento popolare.
Quale impatto ha il discorso di Díaz-Canel sul malcontento sociale a Cuba?
Il discorso di Díaz-Canel, che stigmatizza i manifestanti ed evita responsabilità interne, incrementa il malcontento sociale. I cittadini percepiscono una disconnessione tra le parole del governo e la realtà che affrontano, il che alimenta le proteste e le critiche, specialmente sui social media.
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