Giorni e notti senza corrente a Cuba: I cubani condividono dure testimonianze sui blackout

La crisi energetica a Cuba colpisce duramente la vita quotidiana, con black-out prolungati e un forte usura emotiva. Le testimonianze dei cittadini riflettono disillusione e precarietà, mentre il governo ignora le loro richieste.


La crisi energetica a Cuba non si misura solo in ore di blackout, ma in vite interrotte, routine spezzate e un crescente logorio emotivo che attraversa il paese da oriente a occidente.

In un simile contesto, le testimonianze dei cubani stanno acquistando forza come documenti vivi della disperazione collettiva. Tra esse, spicca il racconto del professore e drammaturgo Irán Capote, che ha condiviso sui social media la sua esperienza nel visitare la sua famiglia nel villaggio di El Jíbaro.

Disillusione e abbandono governativo

Irán Capote è partito da L'Avana con l'intenzione di trascorrere una giornata felice insieme ai suoi a El Jíbaro, ma il blackout, durato più di 26 ore, ha trasformato la sua visita in una cronaca di resistenza forzata.

“Pensavo che sarebbe stata una di quelle giornate felici in famiglia. Pensavo che sarebbe stata una di quelle giornate in cui ci mettiamo al giorno e ridiamo un po'. Pensavo che sarebbe stata una di quelle giornate in cui mio fratello cucina una cangrejada con ají picante... Ma non lo è stata.”

Facebook Irán Capote

Capote è rimasto bloccato nel villaggio, senza poter ricaricare il suo scooter elettrico, in mezzo a una comunità che spesso trascorre più di un giorno senza elettricità. Il suo racconto dà un volto alla crisi, dalla prospettiva di chi, pur venendo dalla città, riconosce il proprio privilegio come qualcosa di relativo.

"Mia madre attizza il carbone con pezzi di stoppa per farmi il caffè. Mio fratello mi dice che farà qualcosa di buono con la legna, ma che non ci sarà acqua fredda. I miei vicini mi chiedono tutto il tempo: 'Ragazzo… E com'è laggiù in città?' E io rispondo osservandoli sudare a dirotto mentre scacciano le zanzare: 'Un po' meglio, ma sempre la stessa merda, la stessa spazzatura, la stessa disillusione, lo stesso abbandono da parte del governo'. E mi aprono gli occhi."

Capote, con immagini semplici ma potenti, descrive l'atmosfera del suo paese natale. "È molto triste vedere il degrado di tutti nel quartiere, con i frigoriferi spenti, con il cibo andato a male, senza rifornimenti, cucinando con legna e in un silenzio terribile, con questo caldo da tutti i diavoli".

Il drammaturgo ricorda alcuni contrasti evidenti nell'isola, soprattutto considerando le notizie provenienti dai media ufficiali.

"Nel frattempo, sulla passerella presidenziale, durante le visite fugaci 'helicoptereanas', si trasmette un messaggio di incoraggiamento, un messaggio di una positività ingannevole: 'Usciremo da questa situazione lavorando'... E prendono il volo per Mosca vestiti di Gucci, profumati di Chanel. E la stampa replica. E la legge reprime chi si oppone, chi si lamenta. E la stampa replica. E prendono il volo fino a Roma vestiti di Gucci, profumati di Chanel. Ma non prendono mai il volo per il mio quartiere, non accampano mai nei cortili come quello di mia madre. Non scacciano mai le zanzare, non buttano mai la carne andata a male nel frigorifero", ha espresso.

Da Matanzas confermano: "Non viviamo, malviviamo, o sopravviviamo."

In Matanzas, la giornalista Yirmara Torres Hernández ha condiviso anche sul suo profilo Facebook una visione acuta e dolorosa di come i blackout siano passati dall'essere eventi eccezionali a diventare lo stato naturale delle cose.

"Ormai a Matanzas non abbiamo più blackout. Né illuminazioni improvvise. Non ci sono più blocchi né programmazione dei blackout. Vi spiego: per avere blackout bisogna avere elettricità. Se non la si ha mai e viene fornita di Pasqua a San Giovanni, non so come si chiami, ma non sono blackout," disse Torres.

Facebook Yirmara Torres

La sua pubblicazione, scritta dopo 17 ore senza corrente, ritrae una routine fatta di improvvisazione, ansia e insonnia:

"Viviamo aspettando le briciole di elettricità per cucinare, lavare o lavorare. Corriamo a caricare tutto, ma non abbiamo nemmeno il tempo, così siamo anche scarichi. E non lavoriamo, né produciamo. Siamo un popolo fantasma, ci muoviamo come zombie. Non dormiamo, non ci riposiamo. Ecco come siamo, senza energia nemmeno per lamentarci," ha espresso.

I blackout prolungati hanno lasciato il popolo cubano immerso in un'assoluta apatia, nel silenzio e nella rassegnazione.

Non ci importa più sapere perché non c'è corrente. Siamo stanchi del deficit, delle termoelettriche e dei loro guasti. Vogliamo solo sapere se ci sarà una soluzione un giorno o se dobbiamo già abituarci a vivere come se fossimo prima della rivoluzione industriale, se il futuro che ci attende sarà di più carbone e legna.

La giornalista cubana commenta con ironia come i suoi vicini non aspettino più risposte, poiché conoscono a menadito i discorsi del governo e sanno chi saranno sempre i colpevoli di ciò che accade nel paese.

"Non è per niente. Non è che sentiamo che qualcuno abbia la responsabilità di rispondere. No, non siamo responsabilità di nessuno. No, se i black-out adesso sono solo colpa del blocco e di noi stessi. Nessuno sente di doverci dare spiegazioni reali", disse.

"Sicuramente presto vedremo qualche dichiarazione in cui qualcuno dice che dobbiamo resistere di più e risparmiare. Si può sempre fare di più. La resistenza è infinita, immagino stiano pensando. E la mancanza di elettricità e di vergogna anche. Normale, tutto normalizzato", ha osservato.

Voci che non possono essere ignorate

I testimonianze di Irán Capote e Yirmara Torres sono due esempi di un medesimo male che colpisce milioni di cubani: l'instabilità del servizio elettrico, la precarietà quotidiana e il silenzio istituzionale di fronte a un popolo che resiste senza energia, sia letteralmente che emotivamente.

Entrambi i racconti, pur essendo diversi nello stile, si accordano nel denunciare come la vita a Cuba sia stata sequestrata dall’oscurità e dall’indifferenza del governo.

Domande frequenti sulla crisi energetica a Cuba

Come influiscono i blackout prolungati sulla vita quotidiana a Cuba?

Le interruzioni prolungate di corrente a Cuba interrompono gravemente la vita quotidiana, influenzando la conservazione degli alimenti, l'uso degli elettrodomestici e la svolgimento di attività basilari. Le famiglie sono costrette a cucinare con legna o carbone e a combattere contro il caldo e le zanzare senza ventilatori. Questa situazione genera un notevole stress emotivo e ostacola l'accesso a servizi essenziali come l'istruzione e il lavoro, specialmente in un contesto di crisi economica generalizzata.

Quali misure stanno adottando i cubani per affrontare la mancanza di elettricità?

Di fronte alla mancanza di elettricità, i cubani ricorrono all'inventiva per sopravvivere. Alcune soluzioni includono l'uso di pannelli solari, batterie di moto e ingegnosi sistemi domestici per generare elettricità. Inoltre, molte famiglie cucinano con legna e carbone, anche se l'accesso a queste risorse è limitato e costoso. La creatività è diventata uno strumento essenziale per affrontare la crisi energetica sull'isola.

Qual è la risposta del governo cubano di fronte all'attuale crisi energetica?

Il governo cubano ha promesso di stabilizzare l'approvvigionamento elettrico, ma fino ad ora non ha fornito risposte concrete né soluzioni a lungo termine per la crisi energetica. Le autorità hanno inaugurato alcuni parchi solari, ma la mancanza di carburante e il deterioramento delle centrali termoelettriche continuano a essere un grande ostacolo. La popolazione continua a subire le conseguenze dei blackout senza una soluzione visibile all'orizzonte.

Come sta influenzando la crisi energetica le famiglie e i bambini a Cuba?

La crisi energetica colpisce gravemente le famiglie e i bambini a Cuba, esponendoli a condizioni di vita disumane. I blackout prolungati costringono le famiglie a improvvisare per cucinare e proteggersi dal caldo e dalle zanzare. I bambini soffrono di insonnia e punture costanti, il che influisce sulla loro salute e benessere. Questa situazione impatta anche emotivamente i genitori, che devono fare sacrifici quotidiani per prendersi cura dei propri figli in mezzo alla precarietà.

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Redazione di CiberCuba

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