Medio español ricorda il ruolo di Cuba come rifugio per criminali di estrema sinistra



Cuba è considerata un rifugio per i criminali di estrema sinistra, ospitando figure come Martiño Ramos Soto ed ex membri dell'ETA, approfittando della mancata estradizione e delle alleanze ideologiche.

Martiño Ramos Soto, professore ed ex dirigente politico spagnolo condannato a 13 anni di carcereFoto © Redes sociales

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La recente localizzazione a L'Avana dell'ex professore e ex politico spagnolo Martiño Ramos Soto, condannato per aver violentato in modo “sadico” e ripetuto una bambina di 12 anni, ha riattivato un antico dibattito che torna a coinvolgere il regime cubano e il suo storico come rifugio per criminali ideologicamente affini.

Un reportage pubblicato questa settimana dal quotidiano El Mundo descrive Cuba come un “santuario” per evasori della giustizia, specialmente legati a movimenti di estrema sinistra.

Ramos Soto, che ora si fa chiamare “Martín Soto” e viveva come fotografo a El Vedado habanero, è arrivato sull'isola nell'estate del 2025 dopo essere fuggito dalla Spagna quando la sua condanna definitiva è diventata effettiva.

Secondo El Mundo, il suo caso non è un'eccezione. È parte di un modello che risale a decenni fa, quando membri della banda terroristica ETA trovarono a Cuba un paradiso senza estradizione e sotto l'ombra protettiva della rivoluzione.

Il reportage ricorda che tra gli anni '80 e 2000 decine di etarras, alcuni coinvolti in omicidi, rapimenti e attentati, furono accolti dal regime cubano, che fornì loro alloggio, discrezione e l'opportunità di ricominciare una nuova vita lontano dai tribunali europei.

Varii di questi nomi compaiono nel reportage: Josu Abrisketa, Carlos Ibarguren “Nervios”, José Ángel Urtiaga Martínez, José Miguel Arrugaeta, Joseba Sarrionandia, Miguel Ángel Apalategui “Apala” ed Elena Bárcena Argüelles, conosciuta come “La Tigresa”.

Per La Habana, secondo gli esperti citati, il vantaggio era chiaro, con il rafforzamento delle alleanze ideologiche e il mantenimento dell'influenza all'interno dei movimenti radicali in Europa e in America Latina.

Attivisti e analisti consultati dal quotidiano spagnolo sostengono che questa politica di porte aperte rispondesse a un interesse strategico del castrismo. Cuba si posizionava come alleata di organizzazioni violente che oggi, in alcuni casi, sono presenti nei parlamenti o collegate a reti criminali, trasformando quella protezione in un capitale politico ed economico.

Il rapporto sottolinea anche che, sebbene non ci siano prove di un accordo formale per accogliere delinquenti come Martiño, la rete di organizzazioni legate alle ambasciate cubane in Spagna, associazioni di solidarietà, gruppi di affinità politica e strutture informali di supporto, potrebbe aver facilitato il suo arrivo sull'isola. L'obiettivo sarebbe quello di evitare che il regime apparisse direttamente coinvolto.

Esperti di diritti umani citati da El Mundo sottolineano che Cuba offre le condizioni perfette per coloro che cercano di sfuggire alla giustizia, come la mancanza di trattati di estradizione con la Spagna, la permissività interna nel perseguitare i criminali e un lungo storico di protezione per individui legati all'estremismo politico. Secondo l'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, anche un pedofilo come Martiño potrebbe sentire che nell'isola troverà una zona di impunità.

Il caso ha generato preoccupazione tra i cubani dentro e fuori dal paese, soprattutto perché nessuno nel suo entourage a L'Avana sapeva, fino al momento in cui il caso è venuto alla luce, chi fosse realmente. L'uomo che in Spagna fingeva di difendere il femminismo ora passeggiava per caffè del Vedado come un comune cittadino, partecipava a corsi di fotografia e evitava di parlare del suo passato.

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