Una colonna pubblicata nel quotidiano britannico The Guardian ha acceso i campanelli d'allarme avvertendo sui crescenti rischi di viaggiare negli Stati Uniti, in un clima migratorio che, sotto la governance di Donald Trump, ha inasprito i controlli di frontiera, le deportazioni e gli abusi perpetrati dalle autorità migratorie.
“Ti piace essere incatenato e doverti spogliare? Senza giudicare, ma se non sei in quest'ottica, forse non è una buona idea fare vacanze negli Stati Uniti in questo momento,” ironizza l'autrice del testo, Arwa Mahdawi, una columnista britannico-palestinese con residenza legale nel paese nordamericano, che denuncia il trattamento riservato non solo ai turisti, ma anche ai residenti permanenti e persino ai cittadini statunitensi.
Nella pubblicazione, la giornalista menziona diversi casi recenti che hanno suscitato indignazione: quello di Rebecca Burke, un'artista gallese di 28 anni che è stata arrestata dal Servizio di Immigrazione e Controllo delle Dogane (ICE) per 19 giorni per essere entrata con un visto sbagliato; quello di una donna canadese che è rimasta due settimane in custodia; e quello di due turisti tedeschi, incarcerati in un centro di detenzione per quasi due settimane.
“L'imprigionamento di quasi tre settimane per un errore burocratico e il fatto di essere stata deportata con le manette è semplicemente estremo”, scrive l'autrice riguardo al caso di Burke.
La giovane non sapeva che aveva bisogno di un visto di lavoro per svolgere lavori domestici in cambio di ospitalità.
Anche la columnista avverte che i controlli alle frontiere vengono applicati con particolare rigore anche a cittadini di paesi alleati, come la Germania, il Canada o il Regno Unito.
In effetti, si segnala che il governo tedesco e il Regno Unito hanno recentemente aggiornato i loro avvisi di viaggio per gli Stati Uniti., ricordando che un visto non garantisce l'ingresso nel paese e che le autorità statunitensi applicano la legge con rigore estremo.
Ma non si tratta solo di turisti. L'autrice denuncia che neanche i residenti permanenti sono al sicuro.
Cita il caso di Fabian Schmidt, un tedesco con green card che è stato arrestato e, secondo quanto riportato, "interrogato violentemente" e costretto a spogliarsi e a farsi la doccia con acqua fredda.
Menziona anche il palestinese Mahmoud Khalil, residente legale negli Stati Uniti, che è stato arrestato per il suo attivismo politico a favore della Palestina.
Nella sua riflessione finale, la giornalista assicura che, se non vivesse già negli Stati Uniti, non considererebbe di visitarlo in questo momento: “Io non viaggerei negli Stati Uniti adesso”, afferma.
E aggiunge che spendere soldi nel turismo nel paese equivale a “normalizzare una situazione anormale”.
"La maggior parte degli americani non ha votato per Trump, ma il sistema che lui guida ora mette in pericolo chiunque attraversi le sue frontiere, anche con documenti in regola", denuncia l'autrice, che assicura di stare considerando misure di emergenza in caso di un possibile arresto, anche essendo residente legale.
Anche se l'articolo non è un avviso ufficiale di The Guardian, né una guida di viaggio formale, la gravità del tono e il conteggio degli abusi migratori hanno suscitato un grande impatto tra lettori e media internazionali.
La colonna riflette l'atmosfera di crescente timore tra visitatori e residenti negli Stati Uniti e suggerisce che il paese sta entrando in una fase di autoritarismo aggressivo, dove la repressione migratoria non distingue più tra stranieri, turisti o cittadini.
Domande frequenti sui rischi migratori durante i viaggi negli Stati Uniti.
Perché si consiglia di non viaggiare attualmente negli Stati Uniti?
La raccomandazione di non viaggiare negli Stati Uniti si basa sui crescenti rischi migratori sotto l'amministrazione di Donald Trump, che includono detenzioni arbitrarie, deportazioni e abusi da parte delle autorità migratorie. La colonna di The Guardian evidenzia casi di turisti e residenti permanenti che hanno affrontato detenzioni prolungate a causa di errori burocratici o malintesi con i loro visti.
Quali casi di abuso migratorio sono stati segnalati di recente?
Sono stati segnalati diversi casi di abuso migratorio, come quello di un'artista gallese trattenuta per 19 giorni a causa di un errore del visto, e turisti tedeschi e canadesi trattenuti in centri di detenzione per settimane. Inoltre, è stata denunciata una dura trattamento riservato a residenti permanenti e cittadini di paesi alleati, il che ha spinto Germania e Regno Unito ad aggiornare i loro avvisi di viaggio per gli Stati Uniti.
Qual è la situazione dei residenti permanenti negli Stati Uniti rispetto alle politiche migratorie?
I residenti permanenti non sono esenti dai severi controlli migratori. Sono stati documentati casi di residenti legali che sono stati arrestati e sottoposti a interrogatori violenti o a condizioni disumane nei centri di detenzione. Ciò riflette un inasprimento delle politiche migratorie che colpisce anche le persone con status legale nel paese.
Cosa devono fare gli immigrati cubani di fronte alla situazione attuale negli Stati Uniti?
Si consiglia agli immigrati cubani di rimanere informati sui cambiamenti delle politiche migratorie e di consultare esperti prima di pianificare viaggi a Cuba o in qualsiasi altra destinazione. L'avvertimento è particolarmente rilevante per coloro che possiedono lo status di "prigionieri politici", poiché potrebbero affrontare un controllo più rigoroso al ritorno negli Stati Uniti.
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