
Flávio Bolsonaro farà giovedì la sua prima apparizione pubblica in persona sul suolo statunitense partecipando come relatore principale alla gala annuale della Conferenza di Azione Politica Conservatrice (CPAC), che si svolgerà presso il club Mar-a-Lago, residenza privata del presidente Donald Trump a Palm Beach, Florida, come confermato dall'agenzia EFE.
La riapparizione avviene poco più di una settimana dopo che il senatore brasiliano ha lasciato il Brasile, tre giorni dopo aver perso il secondo turno delle elezioni presidenziali del 25 ottobre contro Luiz Inácio Lula da Silva.
La gala del CPAC come piattaforma internazionale
L'evento, che si svolgerà dal 4 al 7 novembre a Mar-a-Lago, riunisce figure del conservatorismo internazionale e statunitense.
Tra gli altri relatori confermati ci sono i senatori Rick Scott e Mike Lee, l'ex prima ministra britannica Liz Truss, l'attore Jim Caviezel e Eduardo Bolsonaro, fratello di Flávio.
La partecipazione alla CPAC si inserisce nella strategia di Bolsonaro di internazionalizzare il suo discorso politico.
Il senatore ha annunciato che concederà interviste a grandi media brasiliani e internazionali per dire, secondo le sue stesse parole, «ciò che ormai nessuno può dire rimanendo nel paese».
La sconfitta che lo portò in esilio
Lula ha ottenuto il 51,79% dei voti validi contro il 48,21% di Bolsonaro, con una differenza di oltre 4.430.000 voti, secondo il Tribunale Supremo Elettorale del Brasile.
La vittoria è stata particolarmente notevole perché Lula era arrivato secondo nel primo turno del 4 ottobre, con il 45,16% contro il 47,03% di Bolsonaro, diventando il primo candidato dalla redemocratizzazione brasiliana a ribaltare una sconfitta al primo turno per vincere il ballottaggio.
Bolsonaro si è rifiutato di riconoscere il risultato e ha messo in discussione la legittimità delle elezioni senza presentare alcuna prova.
Il suo stesso coordinatore di campagna, Rogério Marinho, ha riconosciuto il 30 ottobre che non esistevano prove di irregolarità.
La fuga dal Brasile
Il magistrato Alexandre de Moraes, della Corte Suprema Federale, ha ordinato il 26 ottobre che Bolsonaro consegni i suoi passaporti entro 24 ore e gli ha vietato di lasciare il paese, nell'ambito di un'inchiesta per presunto riciclaggio di denaro legato all'avvocato Willer Tomaz, sospettato di aver riciclato oltre 1.000 milioni di dollari.
Bolsonaro non ha rispettato l'ordine e ha attraversato via terra il confine con l'Argentina utilizzando il suo passaporto italiano —ottenuto nel 2023— che le autorità brasiliane non potevano annullare.
Da Puerto Iguazú ha preso un aereo privato che ha fatto scalo a Guayaquil, Ecuador, prima di atterrare il 28 ottobre nell'aeroporto executive di Opa-locka, a Miami, insieme a sua moglie e alle sue due figlie adolescenti.
La proclama da Miami
Già sul suolo statunitense, Bolsonaro ha pubblicato una lettera in cui si è proclamato «il vero presidente eletto del Brasile», ha denunciato un presunto frode elettorale senza fornire prove e ha annunciato che guiderà un'«opposizione in esilio».
Successivamente ha rettificato e sostituito il termine «presidente eletto» con «leader del Brasile».
«Non sono fuggito dal Brasile, sono uscito dal Brasile», scrisse nella missiva, in cui affermò anche: «Guiderò l'opposizione da qui. Dirò ciò che voi, là, non potete dire e assumerò i rischi che voi non potete correre».
Nella lettera ha ringraziato Trump e il presidente argentino Javier Milei, e ha paragonato la sua situazione a quella di figure storiche che hanno agito dall'esilio, tra cui José Martí, Charles de Gaulle e María Corina Machado.
Il sostegno di Trump e la posizione di Washington
L'amministrazione Trump ha facilitato l'ingresso di Bolsonaro negli Stati Uniti. Trump ha dichiarato che lo «approverebbe» perché lo considerava «brava gente» e ha affermato che era benvenuto a restare «tutto il tempo che desidera», anche se ha escluso per il momento un incontro bilaterale.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha negato che Washington avesse organizzato o facilitato l'uscita dal Brasile, sostenendo che Bolsonaro avesse già un visto e che l'unica decisione del governo Trump fosse stata quella di autorizzare il suo ingresso.
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