Il Texas crolla e la Florida resiste: il nuovo bastione repubblicano o l'ultimo rifugio dei MAGA?

Trump durante la campagna del 2024 (immagine di archivio)Foto © palmbeachpost.com

Durante decenni, il Texas è stato il grande bastione del Partito Repubblicano, mentre la Florida ha rappresentato uno degli stati più contesi degli Stati Uniti —quello che si conosce come stato altalenante (swing state in inglese)—.

Le elezioni di metà mandato del 3 novembre hanno lasciato un'immagine quasi invertita: i repubblicani hanno perso il Texas, ma sono riusciti a mantenere la Florida in mezzo a una netta vittoria nazionale dei democratici.

In Texas, i democratici James Talarico e Gina Hinojosa hanno conquistato il Senato e la governazione, rispettivamente, ponendo fine a decenni di dominio repubblicano. In Florida, invece, il trumpista Byron Donalds ha vinto la governazione e Ashley Moody ha mantenuto il suo seggio al Senato.

La Florida figurò tra gli stati che mantennero simultaneamente la governatura e un seggio al Senato federale, sebbene le vittorie fossero state molto più risicate rispetto ai cicli precedenti. La sua resistenza acquista particolare importanza per il peso politico dello stato e la sua trasformazione, nell'ultima decade, da territorio elettoralmente incerto a bastione conservatore.

Il contrasto pone una domanda: ¿sta Florida sostituendo il Texas come principale bastione repubblicano o rappresenta un rifugio eccezionale del movimento MAGA di fronte all'usura nazionale di Donald Trump?

DeSantis avverte di una crisi storica

Il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha definito mercoledì la sconfitta nazionale del suo partito come un evento vicino a una «estinzione» politica, le cui conseguenze potrebbero protrarsi per un decennio o oltre.

«Durante la mia vita, il Texas è stato il gioiello della corona della politica repubblicana», ha dichiarato in una conferenza stampa riportata da Politico. Ha anche avvertito che, senza il Texas come uno dei suoi principali sostegni, il partito avrebbe serie difficoltà a mantenere la propria competitività a livello nazionale.

La preoccupazione è giustificata: il Texas contribuisce con 40 voti al Collegio Elettorale, contro i 30 della Florida. La sua perdita come territorio tradizionalmente repubblicano rappresenterebbe una grande sfida per le aspirazioni presidenziali del partito nel 2028.

Florida, nel frattempo, ha vissuto una profonda trasformazione. Lo stato che ha deciso le presidenziali del 2000 con soli 537 voti è passato dall'aver scelto DeSantis nel 2018 con meno di mezzo punto di margine, a rielegerlo nel 2022 con un vantaggio di 19,4 punti. Trump ha vinto lì nel 2024 con un margine di circa 13 punti.

Sin embargo, la vittoria di Donalds nel 2026 è stata di appena 1,31 punti, mentre Moody si è imposto con un margine vicino ai tre punti. La Florida ha resistito all'ondata democratica, ma i risultati rivelano un importante arretramento repubblicano rispetto agli ultimi cicli elettorali.

Il voto cubanoamericano e la forza di MAGA

Una delle chiavi della resistenza conservatrice della Florida risiede nella sua particolare composizione elettorale, specialmente nel sud dello stato.

La comunità cubano-americana costituisce da decenni uno dei principali sostegni repubblicani. La sua identificazione conservatrice, storicamente legata all'anticomunismo e al rifiuto del regime di La Habana, precede l'ascesa di Trump, sebbene il movimento MAGA abbia saputo rafforzare quest'alleanza.

La FIU Cuba Poll 2026, realizzata tra 1.004 cubanoamericani di Miami-Dade, ha rilevato che il 68 % degli intervistati ha dichiarato di voler votare per candidati repubblicani al Congresso.

Il dato contrasta con il rifiuto del 76% alle deportazioni di cubani senza precedenti penali, il che suggerisce che la fedeltà repubblicana può sopravvivere anche al disaccordo con determinate politiche migratorie di Trump.

Pero il sostegno cubano-americano non equivale a un'adesione generalizzata della Florida al trumpismo. Il conservatorismo dello stato trae anche alimento da pensionati, elettori provenienti da altri territori e comunità latinoamericane, in particolare quella venezuelana.

Inoltre, i risultati di novembre contengono un avviso: Miami-Dade ha votato di nuovo per i democratici nelle elezioni per governatore, dopo aver sostenuto DeSantis nel 2022 e Trump nel 2024.

Ese spostamento, insieme al ristretto trionfo di Donalds, indica che anche il sud della Florida inizia a mostrare segni di usura repubblicana.

Un modello per il futuro repubblicano?

La Florida presenta una peculiarità: la sua fortezza conservatrice combina il trumpismo con la struttura politica creata durante i governi di DeSantis, due leader che sono arrivati a confrontarsi per il controllo del partito.

Donalds, inizialmente sostenuto da Trump e infine appoggiato da DeSantis, rappresenta quella convergenza tra il movimento MAGA e il republicanismo istituzionale dello stato.

La domanda è se quella formula possa riprodursi in altri territori o se dipenda da condizioni demografiche e politiche eccezionali.

Il Texas suggerisce che il malcontento verso Trump potrebbe mettere in crisi anche maggioranze repubblicane storicamente solide. La Florida dimostra che il partito conserva capacità di resistenza, ma i suoi risultati mettono anche in discussione la profondità di quella forza.

Forse la Florida sta diventando il principale punto di riferimento politico del republicanismo statunitense proprio quando il partito scopre di non poter più considerare sicuri i suoi antichi bastioni.

In vista del 2028, la sfida per i repubblicani non sarà solo quella di mantenere la Florida, ma anche di riconquistare gli elettori che hanno abbandonato il partito in stati decisivi come il Texas. E a tal fine, il sostegno di MAGA potrebbe rivelarsi insufficiente.

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Iván León

Laureato in giornalismo. Master in Diplomazia e Relazioni Internazionali presso la Scuola Diplomatica di Madrid. Master in Relazioni Internazionali e Integrazione Europea presso l'UAB.