Voci della cultura e della stampa cubana si uniscono per la liberazione di Henry Constantín: «Informare non è reato»

Henry Constantín FerreiroFoto © Facebook / Henry Constantín Ferreiro

Escrittori, giornalisti, registi teatrali e comunicatori indipendenti cubani sono protagonisti di un video pubblicato da La Hora de Cuba in cui chiedono la liberazione immediata di Henry Constantín Ferreiro, fondatore e direttore del mezzo di informazione, che è in prigione da 28 giorni nel carcere di massima sicurezza Kilo 7, a Camagüey, senza che sia stata fissata una data per il processo.

Il video di 36 secondi articola una serie di frasi sotto lo slogan che è diventato il motto della campagna: «Creare non è reato, investigare non è reato, scrivere non è reato, raccontare non è reato, chiedere non è un reato, parlare non è reato, informare non è reato, ascoltare non è reato, decidere non è reato, documentare non è reato, comunicare non è reato. Allora, qual è il reato di Henry? Libertà per Henry Constantín Ferreiro».

Tra coloro che compaiono nel video ci sono gli scrittori Rafael Almanza e Pedro Armando Junco, i giornalisti Josefina Fernández e William Lucas, il regista teatrale Mario Junkera, il giornalista e professore José Raúl Gallego, la creatrice di contenuti Reina Yagnara, la vicedirettrice di La Hora de Cuba, Iris Mariño; la comunicatrice Lucila Morales Vivar, e i giornalisti Raúl Medina (elTOQUE), Jansel Moreno (Diario de Cuba) e Camila Acosta (CubaNet).

Partecipa anche Alejandra García, giornalista di La Hora de Cuba e compagna di Constantín, la cui presenza nel video acquista un significato particolare dopo quanto accaduto il 9 ottobre: al termine della sua seconda visita a Constantín nel Kilo 7, due agenti della Sicurezza dello Stato la hanno trattenuta e sottoposta a un interrogatorio in cui le hanno detto che potevano «aiutarla» e che doveva scegliere «la via facile o quella difficile».

García ha risposto che Constantín rimaneva fermo e che anche lei lo era. Dalla prigione, il giornalista aveva già fatto arrivare un messaggio attraverso di lei: «Sono sereno e continuo a essere determinato».

Constantín è stato arrestato il 16 settembre scorso quando si è presentato a una convocazione, fatta verbalmente, in una unità della Polizia Nazionale a Camagüey.

Il regime lo accusa di «disobbedienza» per non essersi presentato a una convocazione migraoria del 9 settembre, accusa che lui respinge: lo stesso giorno ha pubblicato su Facebook di essersi recato all'ufficio Immigrazione di Vista Hermosa, ma gli agenti si erano già ritirati e gli hanno comunicato che avrebbe ricevuto una nuova convocazione.

Tras essere inizialmente a Villa María Luisa, sede operativa della Sicurezza dello Stato a Camagüey, fu trasferito senza preavviso a Kilo 7 il 24 settembre. La difesa ha denunciato che durante i primi cinque giorni non ha potuto accedere al fascicolo del caso, e il ricorso di habeas corpus presentato il 21 settembre ha subito rinvii che i giuristi hanno definito illegali.

Reporter senza Frontiere ha documentato che questa è almeno la 19ª detenzione di Constantín legata al suo lavoro giornalistico. L'Istituto Cubano per la Libertà di Espressione e Stampa (ICLEP) ha registrato 26 violazioni contro di lui tra dicembre 2024 e settembre 2026, incluse otto detenzioni arbitrarie.

La pressione internazionale non è cessata. Il sottosegretario di Stato degli Stati Uniti Juan Pablo Segura ha chiesto la sua liberazione il 30 settembre, affermando che il «crimine» di Constantín era «promuovere mezzi di informazione indipendenti».

La Società Interamericana della Stampa (SIP), PEN Internazionale, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti e Civil Rights Defenders hanno anche richiesto la sua liberazione.

Constantín ha una proibizione di uscita da Cuba dal 2019, il che gli ha impedito di viaggiare a Stoccolma a maggio per ricevere il premio Civil Rights Defender of the Year che gli è stato assegnato a La Hora de Cuba, il primo mezzo delle Americhe a ottenere questo riconoscimento.

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