
Decine di cubani residenti in Serbia sono bloccati da mesi in un limbo migratorio a causa della mancanza dei loro passaporti, documenti richiesti presso l'Ambasciata di Cuba a Belgrado dalla fine del 2025 e che non hanno ancora ricevuto, secondo una denuncia inviata a CiberCuba.
Alcune di queste richieste sono state presentate a novembre e dicembre dello scorso anno, il che significa che diversi interessati hanno accumulato più di dieci mesi di attesa senza una risposta definitiva, nonostante abbiano soddisfatto tutti i requisiti legali e abbiano pagato tariffe superiori a 200 dollari per la gestione dei loro documenti.
La causa identificata è un guasto tecnico nel sistema informatico dell'ambasciata che ha impedito la corretta trasmissione dei dati biometrici alle autorità cubane incaricate di produrre i documenti, secondo quanto riportato a fine agosto da 14 y Medio. La stessa rappresentanza diplomatica ha riconosciuto il problema dopo aver sostenuto incontri con organismi del Ministero degli Affari Esteri e specialisti informatici.
Le contraddizioni tra le istituzioni aggravano la situazione: mentre i familiari a Cuba ricevevano informazioni che i dati biometrici non apparivano nei sistemi nazionali, l'ambasciata sosteneva che le pratiche erano state inviate correttamente.
L'impatto sulla vita quotidiana delle persone coinvolte è severo. In Serbia, il passaporto è la base legale per mantenere i permessi di soggiorno, i contratti di lavoro, i conti bancari e l'accesso ai servizi pubblici. La normativa serba richiede inoltre che il documento presentato per richiedere o rinnovare il soggiorno temporaneo abbia una validità di almeno tre mesi successivi al periodo richiesto, il che trasforma ogni settimana di ritardo in una minaccia diretta alla legalità migratoria di queste persone.
Il ambasciatore cubano in Serbia, Pavel Orenicio Díaz Hernández, ha riconosciuto che alcuni cittadini hanno affrontato minacce di deportazione per mancanza di un passaporto valido e ha ammesso di aver gestito contatti con le autorità serbe per cercare di evitare sanzioni. La prima segretaria dell'ambasciata, Milexy Pérez Reyes, ha comunicato ai soggetti interessati che i casi sarebbero stati trattati in base all'anzianità e che nuovi passaporti avrebbero iniziato ad arrivare a settembre tramite valigia diplomatica.
Questo episodio si svolge in un contesto di tensioni migratorie accumulate tra la comunità cubana e la Serbia. Fino ad aprile 2023, la Serbia era uno dei pochi paesi europei con esenzione dal visto per i cubani, il che la rendeva un punto di transito verso l'Unione Europea. Quell'anno, la Serbia ha eliminato il libero visto per i cubani con passaporto ordinario dopo un aumento del 170% negli ingressi di immigrati irregolari in Europa attraverso i Balcani. Pochi mesi prima, almeno 35 cubani erano stati trattenuti all'aeroporto di Belgrado in condizioni denunciate come disumane.
Attualmente, oltre 100 cubani risiedono in Serbia con permesso di soggiorno legale, molti con anni di radicamento nel paese. A maggio di quest'anno, la Polizia spagnola ha smantellato una rete che trasferiva cubani dalla Serbia verso la Spagna con un costo di circa 3.000 euro a persona.
La comunità colpita richiede trasparenza riguardo allo stato di ogni pratica, determinazione delle responsabilità amministrative e misure urgenti per tutelare la propria situazione migratoria. La loro denuncia si conclude con un avvertimento che riassume il nocciolo del problema: «L'emissione di un passaporto non costituisce un favore amministrativo. È un obbligo dello Stato nei confronti dei suoi cittadini. Quando il ritardo si protrae per mesi, compromette diritti fondamentali e mette a rischio la stabilità di intere famiglie, smette di essere un problema burocratico per trasformarsi in una questione di responsabilità istituzionale e di rispetto della dignità dei cittadini».
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