Grabar non può essere un reato; il doppio standard della giustizia cubana: Anna Bensi e Alina Bárbara López

Anna Bensi e sua madre, Cary Silvente (i) e Alina Bárbara López Hernández (d)Foto © ChatGPT e Facebook/Alina Bárbara López Hernández

Asistiamo oggi, 1° ottobre 2026, alla conclusione di un copione ripetuto davanti al Tribunale Municipale dell'Habana Est: il processo penale contro la giovane creatrice di contenuti Anna Sofía Benítez Silvente, conosciuta come Anna Bensi, e sua madre, Caridad Silvente. 

Su presunto reato, secondo il sistema giuridico del regime: «atti contro l'intimità personale e familiare».

Tutto per aver acceso un telefono cellulare all'ingresso della sua abitazione ad Alamar e aver registrato l'immagine di un sottufficiale vestito in borghese, con le ciabatte e di aspetto informale, che si è presentato per consegnare una convocazione senza le formalità richieste.

Per la cittadinanza, registrare è uno scudo di trasparenza, per il potere, un'affronto punibile.

La storia acquista una simmetria sinistra quando viene messa a confronto con quanto subito dalla storica e accademica Alina Bárbara López Hernández al posto di blocco della PNR sulla strada Matanzas-La Habana, nell'aprile del 2024.

Lì, i ruoli si sono invertiti in modo perverso. Non è stato il cittadino a documentare l'abuso, ma gli stessi agenti dell'ordine che, dopo aver picchiato, sottomesso e confinato la professoressa in una pattuglia ermetica trasformata in un forno, hanno tirato fuori un telefono cellulare, hanno filmato la sua disperazione, il legittimo insulto di una cittadina violata, e hanno pubblicato il filmato sul profilo falso Atenea Matancera per orchestrare un linciaggio morale, tacciandola di aggettivi denigratori per sminuire la sua statura intellettuale.

Secondo la dichiarazione della professoressa Alina Bárbara a CiberCuba, «l'autista della pattuglia mi ha registrato mentre ero chiusa, stavo soffocando e mi ha filmato senza il mio consenso e non solo questo, ma ha anche caricato il video su una pagina della Sicurezza dello Stato, Atenea Matancera, dove sono stata oggetto di critiche, di derisione, dove sono stata definita 'una chusma così fine che si fa'».

«Io ho denunciato per lo stesso articolo per cui oggi stanno giudicando Anna Bensi e sua madre, nella Procura Militare di Matanzas. La risposta è stata far scomparire il video, che esiste perché mia figlia lo ha salvato», ha sottolineato l'accademica.

«Ti rendi conto del doppio standard che esiste, vero?», sentenziò.

Due registrazioni, due «giustizie»

Il contrasto tra i due episodi mette a nudo l'assoluta asimmetria giuridica che impera nei tribunali cubani, evidenziando come un medesimo strumento tecnologico venga utilizzato per scagionare lo Stato e seppellire il cittadino.

La differenza fondamentale risiede nella natura dell'atto documentato. Mentre la difesa di Anna Bensi sostiene fermamente che registrare un'azione pubblica di un agente dello Stato è un diritto di trasparenza elementare di fronte all'arbitrarietà, la Procura assume che l'intimità del repressore prevalga sulla sicurezza del represso.

Nel riflesso di Alina Bárbara, invece, l'intimità della vittima è stata calpestata dallo stesso Stato con l'intento deliberato di distruggere la sua reputazione.

Filmando Alina Bárbara López Hernández senza il suo consenso all'interno di un veicolo ufficiale e diffondendo il materiale su piattaforme di propaganda, gli agenti del Ministero dell'Interno (MININT) hanno commesso gravi violazioni della stessa legislazione cubana e dei patti internazionali:

1- Violazione del diritto all'immagine e alla privacy

Secondo la stessa Costituzione della Repubblica di Cuba (Articolo 48), è garantito il diritto all'onore, alla privacy personale e familiare, e all'immagine personale.

La polizia ha violato questo precetto costituzionale mercificando e divulgando la vulnerabilità di una cittadina arrestata.

2- Devianza di potere e abuso di funzioni 

I funzionari hanno impiegato risorse dello Stato e prerogative del loro incarico non per preservare l'ordine, ma per generare materiale di propaganda destinato alla guerra psicologica contro una civile sotto custodia.

3- Violazione del giusto processo e custodia protettiva

Chi è sotto arresto è sotto la responsabilità e il dovere di cura dello Stato.

 Utilizzare questo stato di confinamento per esporre mediaticamente la detenuta costituisce un trattamento crudele, disumano e degradante.

La legge del repressore: «il tuo cellulare è un reato; il mio, impunità»

Assistiamo, quindi, a un'epoca in cui il diritto penale a Cuba è stato trasformato in un prisma a doppio fondo, stretto e punitivo per il cittadino che cerca di documentare la propria realtà; ampio e protettivo per il funzionario che abusa delle proprie prerogative.

Il processo penale che oggi avvicina Anna Bensi e sua madre a La Habana del Este, alla memoria dell'ultraggio alla professoressa Alina Bárbara López Hernández avvenuto due anni fa, certifica che a Cuba la verità dà fastidio e viene punita come un reato, mentre l'infamia statale si consacra come legge.

Il giornalismo libero non può fare a meno di affermare nelle sue cronache questa verità inconfutabile: quando la giustizia diventa selettiva, i tribunali cessano di essere templi del diritto per trasformarsi in meri registri del monito politico, costringendo il giornalismo libero a registrare queste paradossi affinché l'infamia ufficiale non venga consacrata come legge.

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Articolo di opinione: Las declaraciones y opiniones expresadas en este artículo son de exclusiva responsabilidad de su autor y no representan necesariamente el punto de vista de CiberCuba.

Julita Osendi

Laureata in Giornalismo all'Università dell'Avana nel 1977. Giornalista, commentatrice sportiva, conduttrice e realizzatrice di oltre 80 documentari e reportage speciali. Tra le mie coperture giornalistiche più importanti ci sono 6 Giochi Olimpici, 6 Campionati Mondiali di Atletica Leggera e 3 Classici.

Julita Osendi

Laureata in Giornalismo all'Università dell'Avana nel 1977. Giornalista, commentatrice sportiva, conduttrice e realizzatrice di oltre 80 documentari e reportage speciali. Tra le mie coperture giornalistiche più importanti ci sono 6 Giochi Olimpici, 6 Campionati Mondiali di Atletica Leggera e 3 Classici.