
Diverse mipymes di Villa Clara hanno donato attrezzature di backup elettrico agli ospedali della provincia per rafforzare il funzionamento delle macchine di anestesia e proteggere l'assistenza a pazienti gravi, di fronte al rischio che i gruppi elettrogeni di queste istituzioni subiscano guasti a causa delle prolungate ore di funzionamento.
Il giornalista ufficialista Henry Omar Pérez ha riportato questo venerdì su Facebook che la consegna è avvenuta dopo una convocazione del Partito Comunista di Cuba (PCC) e del governo provinciale, organizzata dall'ONURE.
Según explicó, le mipymes hanno fornito diversi apparecchi EcoFlow per «supportare le macchine per l'anestesia dei pazienti gravi nelle terapie intensive degli ospedali provinciali».
Pérez ha assicurato che i gruppi elettrogeni hanno attualmente garantito il combustibile, ma ha riconosciuto un problema particolarmente delicato: «il loro stato tecnico può essere compromesso a causa delle ore di funzionamento eccessivo».
La avvertenza evidenzia che i dispositivi forniti dal settore privato non costituiscono soltanto una donazione simbolica, ma una protezione aggiuntiva per apparecchiature mediche essenziali nel caso in cui i generatori che dovrebbero mantenere i servizi durante i blackout falliscano.
Il giornalista ha presentato la consegna, con la retorica e il consueto romanticismo del governo, come una dimostrazione di «sensibilità» delle mipymes e ha ringraziato pubblicamente per il loro contributo. Tuttavia, lo scambio che è seguito nei commenti ha offerto un'altra interpretazione della situazione.
Una utente ha risposto che donare quell'attrezzatura era «il minimo che possano fare».
Pérez è uscito immediatamente in difesa degli imprenditori privati: «Chi ti ha detto che sono obbligati a dare qualcosa? Lo fanno di buon cuore e tu con un commento velenoso e pieno di squallore», ha scritto il giornalista ufficialista, con un tono apertamente conflittuale e denigratorio, più simile al consueto discorso di trincea dei difensori del regime sui social media che a uno scambio rispettoso.
In un'altra risposta ha insistito: «L'importante è sapere quale sarebbe il tuo atteggiamento se avessi il denaro e la possibilità. Contribuiresti? La mia domanda è cosa contribuisci tu, cosa fai tu».
La difesa risulta significativa perché sottolinea precisamente che le mipymes non sono obbligate a fornire queste risorse al sistema sanitario statale.
Sono attività private quelle che stanno destinando parte del loro denaro a rafforzare le attrezzature vitali negli ospedali, che dipendono da un'infrastruttura elettrica sottoposta a forte pressione a causa della crisi energetica.
E, soprattutto, con uno sfondo difficile da trascurare: lo Stato cubano non riesce nemmeno a garantire da solo il supporto elettrico necessario per proteggere le attrezzature essenziali nei propri ospedali.
E la pratica, dove si mettono alla prova i criteri della verità, lo ha dimostrato chiaramente.
A febbraio, lo stesso Ministero della Salute Pubblica ha annunciato un piano di emergenza per far fronte alle difficoltà energetiche che prevedeva di ridurre l'attività chirurgica elettiva e di mantenere come prioritarie le operazioni urgenti e di emergenza.
Meses dopo, fonti ufficiali hanno riconosciuto che oltre 100.000 interventi chirurgici rimanevano in attesa a Cuba, una cifra che ha suscitato forti critiche dopo che la stampa statale ha attribuito i ritardi all'impatto delle sanzioni statunitensi.
I problemi elettrici hanno colpito direttamente anche aree critiche. Ad aprile, un blackout nelle unità di Terapia Intensiva e Intermedia dell'Ospedale Provinciale Saturnino Lora, a Santiago di Cuba, ha costretto all'evacuazione di 12 pazienti, come confermato all'epoca dalla stessa direzione dell'istituzione.
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