Una tiktoker cubana residente a Miami ha ritratto con umorismo agudo una scena che migliaia di emigranti riconoscono all'istante: la distribuzione delle valigie al suo arrivo a Cuba, con i suoi personaggi inevitabili, le sue tensioni silenziose e il suo caos affettivo.
Il video, pubblicato a fine agosto da @cruzsandra93, inizia con una premessa diretta: «Arrivi a Cuba in visita, nella distribuzione dei beni ci sono tre personaggi che non mancano, non mancano».
La prima è la nonna. Anche se ha sei nipoti, nel momento in cui si aprono le valigette pensa solo a uno: il preferito. «Aspetta, nonna, hai sei nipoti», le dice la narratrice. «Sì, ho sei nipoti, e allora? E per José?». La creatrice confessa che ciò che le risulta più difficile accettare è che si privilegi «la gente di strada rispetto al proprio sangue».
Il secondo personaggio è la zia. Non chiede nulla né fa domande, ma il suo corpo parla per lei: «Ha la gamba impaziente che non sa cosa fare». Passa la prima valigia, la seconda, la terza, e la zia continua a stare lì, sistemandosi gli occhiali con le dita, guardando di sottecchi e aspettando.
Il terzo è la sorella, identificata come Cindy, che prende il totale controllo della situazione non appena iniziano ad aprire le valigette. Apre, distribuisce e assegna con una precisione che sorprende: «Questo è per te, questo è per me, questo è per mia mamma». Quando le chiedono come faccia a sapere a chi va ogni cosa, la risposta è decisiva: «Tre mesi fa, in una videochiamata, mi hai mostrato quello che avevi comprato; a me non è sfuggito». La narratrice sentenzia: «La memoria è selettiva».
Come personaggio secondario appare la mamma, che attende in silenzio fino al momento esatto. Quando sua figlia menziona un pacco senza nome destinato a «se arriva qualcuno», la madre reagisce immediatamente: «Dalla porta in fuori qui non esce nulla, perché in questa casa nessuno è venuto a chiedere se sono viva, se sono morta, cosa ho mangiato, cosa non ho mangiato».
Il video si chiude con la narratrice esausta, appena arrivata dopo dodici ore di viaggio, che si chiede in che momento si sia trovata coinvolta in un tale trambusto: «L'unica cosa che volevo era arrivare, mettermi a letto e aprire le valigie domani, ma tutti sappiamo che è missione impossibile».
La scena descritta da @cruzsandra93 non è solo una commedia familiare: risponde a una realtà di sussistenza. Preparare le valigie per Cuba è diventata un'operazione logistica per migliaia di emigranti che compensano la carenza cronica dell'isola con cibo, medicinali e articoli per l'igiene.
In quel contesto, le valigie hanno smesso di essere solo un gesto affettivo per diventare una forma di sopravvivenza, il che spiega l'intensità —e i contrasti— che circondano la loro apertura. Un altro cubano ha recentemente raccontato che «è rimasto corto» con gli acquisti per la sua famiglia, in un altro riflesso della stessa pressione.
La domanda con cui si chiude il video —«Quale di questi personaggi hai nella tua famiglia?»— ha scatenato centinaia di risposte nei commenti, dove i cubani della diaspora si sono affrettati a identificare le proprie nonne, zie e sorelle che fanno da «Cindy» nelle loro famiglie.
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