Un video pubblicato questo sabato su Facebook mostra la strada Escobar all'uscita di Belascoaín, nel Centro Habana, trasformata in una discarica a cielo aperto: la carreggiata appare inondata da acque nere di colore scuro e verdastro, mentre enormi cumuli di rifiuti —cartoni, plastica, resti di mobili, sacchi e macerie— occupano sia i marciapiedi che la strada.
Il clip di 25 secondi è stato diffuso dall'utente Pupito Ensy nel gruppo «BASTA YA !!!!! LIBERTÀ PER CUBA» e riassume in poche parole ciò che le immagini già comunicano: «Escobar che esce da Belascoaín, questo è il nuovo cumulo di spazzatura che vedete. Qui c'è un blocco di rifiuti, così è Cuba, un'immensa schifezza».
In fondo alla scena si distinguono edifici coloniali con balconi e colonne in grave stato di deterioramento: pareti scrostate, vernice consumata e strutture che sembrano sull'orlo del crollo.
La zona di Escobar e Belascoaín non è un caso isolato né recente. A giugno, una montagna di immondizia bloccò l'incrocio tra San José ed Escobar, e giorni dopo i residenti di Escobar e San Miguel alzarono barricate e incendiarono cumuli di rifiuti in piena strada durante proteste contro i blackout.
Este sabato è stato documentato un altro discarica di grandi dimensioni all'incrocio tra Águila e Estrella, sempre a Centro Habana, il che conferma che il problema si sta estendendo in tutto il municipio.
La radice della crisi è strutturale. Dall'inizio del 2026, solo 44 dei 106 camion di raccolta della capitale erano operativi —appena il 41% della flotta—, bloccati dalla scarsità di diesel e dal deterioramento meccanico. La città genera tra 24.000 e 30.000 metri cubi di rifiuti al giorno, dei quali fino a 23.814 m³ rimangono non raccolti ogni giorno.
A questo si aggiunge la mancanza di contenitori: L'Avana dispone di circa 10.000 quando ne necessiterebbe tra 20.000 e 30.000, secondo stime citate da media specializzati. Gli stessi abitanti lo vivono ogni giorno; come denunciato da Pupito Ensy nella sua pubblicazione, «i quartieri continuano a essere senza bidoni della spazzatura».
Il regime ha tentato una risposta la settimana scorsa: la vicepremier Inés María Chapman ha presieduto una cerimonia in cui sono stati presentati 20 camioncini di raccolta di provenienza cinese e oltre 240 nuovi contenitori, con un investimento che avrebbe superato il milione di euro secondo la televisione statale. Le stesse autorità, tuttavia, hanno ammesso che la misura non risolve il problema di fondo.
Il video della calle Escobar, pubblicato appena una settimana dopo quella cerimonia, illustra con crudezza quell'ammissione. Già a settembre del 2025, il ministro del CITMA aveva riconosciuto pubblicamente che «la spazzatura è sparsa ovunque» in città, descrivendolo come un rischio sanitario e ambientale. Un anno dopo, il panorama nei quartieri di Centro Habana non è cambiato.
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