Mike Hammer, capo della missione presso l'Ambasciata di Washington a L'Avana, ha posto questo sabato una domanda diretta al popolo cubano tramite un video pubblicato sull'account ufficiale dell'ambasciata su X: che cosa provate quando vedete la vostra bandiera?
Il messaggio, della durata di appena 21 secondi, si inserisce nella campagna #Freedom250, con la quale Washington ha celebrato per tutto il 2026 il 250° anniversario della sua indipendenza.
«Negli Stati Uniti, quando vediamo la nostra bandiera, pensiamo alla libertà», spiegò Hammer in spagnolo, prima di rivolgersi ai suoi «amici cubani» per chiedere loro cosa provoca la loro.
La domanda punta direttamente a una tensione simbolica che attraversa la società cubana: la bandiera, progettata nel XIX secolo da indipendentisti in esilio come simbolo della lotta contro la Spagna, è stata appropriata dal regime come emblema rivoluzionario, mentre ampi settori dell'opposizione e della diaspora la rivendicano come simbolo della nazione cubana, indipendente da qualsiasi governo.
Il video è la più recente interpellanza di una serie continua di messaggi pubblici che l'ambasciata ha rivolto ai cubani nel corso dell'anno.
A maggio, la missione ha invitato i cubani a inviare messaggi, foto e video sulla libertà per pubblicarli in occasione del 4 luglio, e a giugno ha lanciato una nuova convocazione con la domanda «Cosa diresti sulla libertà?».
Il punto più alto di quella campagna è arrivato il 4 luglio, quando Hammer ha dichiarato a L'Avana: «Che gli Stati Uniti godano di altri 250 anni di libertà e che Cuba sia libera quest'anno 2026. Viva Cuba Libre!»
Ese giorno, la Sicurezza dello Stato ha impedito la partecipazione di oppositori, attivisti e giornalisti agli eventi dell'ambasciata, a cui la missione ha risposto pubblicamente con il messaggio «Perché hanno così tanta paura di loro?»
Sin dal suo arrivo a L'Avana nel novembre del 2024, Hammer ha adottato uno stile di diplomazia pubblica attiva che include visite nelle province, incontri con oppositori, Damas de Blanco ed ex detenuti politici.
Il regime ha risposto con atti di ripudio organizzati: a gennaio ha subito uno a Trinidad dopo aver visitato il padre José Conrado Rodríguez, e il giorno seguente ha risposto che coloro che lo hanno insultato «non rappresentano il popolo cubano».
In agosto, Hammer si è riunito nuovamente con famiglie che hanno ricevuto aiuto e con oppositori, sfidando le restrizioni che il regime tenta di imporre ai suoi contatti con la società civile.
La domanda sulla bandiera cubana, formulata con tono vicino e in spagnolo, invita i cubani a riflettere su cosa rappresenti quel simbolo per loro al di là del discorso ufficiale, in un momento in cui la pressione diplomatica e politica di Washington su L'Avana non mostra segni di cedimento.
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