Un video di poco più di un minuto è bastato alla creatrice di contenuti cubana Annie Soto (@annettesoto_) per scatenare una polemica inaspettata: spiegare perché non acquista abbigliamento su Shein le è valso un’ondata di reazioni che lei stessa ha definito incomprensibili.
Nella registrazione, pubblicata il 6 agosto, Annie Soto ha chiarito che la sua posizione non è un rifiuto assoluto della piattaforma, ma una decisione personale basata su esperienze concrete: quando riceveva ordini grandi —abbigliamento per lei e per i suoi figli— ha notato che le cuciture e la qualità dei tessuti non la convincevano.
«Ogni volta che compravo, ordinavo delle scatole giganti e ogni volta che mi arrivava la ropa, sia per i bambini che per me, mi rendevo conto che non mi piacevano le cuciture, non mi piaceva la qualità del tessuto, non era per me», ha spiegato nel video.
Le sue seguaci le hanno suggerito di imparare a leggere le recensioni e di scegliere marche all'interno della piattaforma con un migliore rapporto qualità-prezzo. Annie Soto ha riconosciuto il consiglio, ma ha deciso di non seguire quel processo.
Ciò che nessuno si aspettava è stata la reazione di una parte del suo pubblico, che ha interpretato l’opinione personale della creatrice come una critica diretta a coloro che acquistano da Shein.
«È incredibile che ci siano persone che prendono questa situazione come se qualcuno stesse denigrando o umiliando il fatto che loro comprano i vestiti lì», ha detto Annie Soto, visibilmente sorpresa.
La cubana è andata oltre e ha messo in discussione l'origine di quelle reazioni: «Che tipo di complessi sono questi? Che a una persona non piaccia qualcosa non significa che ti stia dicendo 'ah, tu compri lì'».
Per chiarire che la sua posizione non è una condanna al marchio, Annie Soto ha precisato che acquista accessori da Shein. «Io ho degli occhiali di Shein, non li cambierei, mi piacciono. Accessori, cose che compro per la bambina per i capelli, e basta», ha specificato. Il suo rifiuto, ha insistito, si limita esclusivamente all'abbigliamento.
Il video ha accumulato oltre 92.200 visualizzazioni, 6.365 mi piace e 224 commenti, cifre che riflettono il livello di dibattito che ha generato tra la comunità cubana sui social media.
Questa dinamica non è nuova. Per molti cubani all'estero, Shein rappresenta un'opzione di abbigliamento accessibile, quindi qualsiasi critica alla piattaforma può essere percepita come un giudizio sul potere d'acquisto di chi la utilizza. A Cuba, l'accesso ai vestiti è sempre stato un tema sensibile: i prezzi nei negozi statali e nel mercato informale superano di gran lunga i redditi della maggior parte della popolazione, e piattaforme come Shein — accessibili tramite servizi di spedizione privati — sono diventate un'alternativa per coloro che hanno familiari all'estero.
Shein, da parte sua, ha ricevuto numerosi interrogativi a livello globale: alla fine del 2025 Greenpeace ha rilevato sostanze chimiche pericolose —come PFAS, ftalati, piombo e cadmio— nei suoi capi, e la Commissione Europea ha avviato una procedura contro l'azienda nel febbraio di quest'anno ai sensi della Legge sui Servizi Digitali.
Nel caso di Annie Soto, tuttavia, l'argomento è strettamente personale: non le piace l'abbigliamento, e considera che questo dovrebbe essere sufficiente.
Días prima che scoppiasse questa polemica, la modella cubana Carmen Rosa ha rivelato com'è lavorare per Shein in Cina, con giornate che comportano dai 60 agli 80 cambi d'abito, aggiungendo un ulteriore livello al dibattito sulla marca all'interno della comunità.
«Signori, dobbiamo normalizzare il fatto che non tutte abbiamo gli stessi gusti e che non tutte compriamo negli stessi posti», è stata la frase con cui Annie Soto ha aperto il suo video, e che riassume l'unica conclusione che, secondo lei, dovrebbe essere tratta da tutta la vicenda.
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