
El Observatorio de Genere di Alas Tensas (OGAT) ha confermato lunedì due nuovi femminicidi a Cuba, secondo quanto riportato dall'organizzazione sui suoi canali social, portando a 44 il totale dei casi registrati dall'inizio dell'anno e a sette i crimini contabilizzati solo a luglio.
La prima vittima è Kirenia López Mendoza, di 43 anni, trovata morta sabato 18 luglio con segni di estrema crudeltà nella sua abitazione del quartiere Pueblo Nuevo di Nueva Gerona, nel municipio speciale Isola della Gioventù.
La seconda è Merlin Noay, di 17 anni, che è deceduta dopo diversi giorni di ospedalizzazione a causa di un attacco subito all'inizio del mese a Yerba de Guinea, municipio di Songo La Maya, a Santiago di Cuba.
Il caso di Kirenia rivela una grave falla del sistema di protezione: la donna subiva maltrattamenti da parte del suo compagno e aveva denunciato la situazione alla Polizia prima di essere assassinata, senza che quella denuncia le fornisse alcuna protezione reale.
Fonti vicine al caso hanno confermato ad Alas Tensas che il crimine «poteva essere stato commesso da diversi uomini, incluso il suo compagno», quindi si attendono ulteriori informazioni per definire il tipo esatto di femminicidio. Kirenia lascia un figlio adolescente, sua madre e sua sorella.
Nel caso di Merlin Noay, l'aggressore - un uomo di 64 anni che era stato il suo patrigno per anni - l'ha attaccata con un'arma bianca all'inizio di luglio. L'OGAT segnala che entrambi «mantenevano un altro legame negli ultimi tempi, del quale si richiede maggiori informazioni», e classifica il crimine come femminicidio familiare e infantile.
La piattaforma ha inoltre avvisato su «una forte tendenza sui social media a giudicare severamente le vittime e le loro famiglie, il che mina la denuncia e il necessario dibattito online per sensibilizzare e prevenire la violenza contro le donne e le ragazze».
I presunti aggressori collegati ai due casi sono già nelle mani della giustizia.
La cifra di 44 feminicidi in appena sette mesi rappresenta un aumento di circa il 112 % rispetto ai 18 casi registrati nello stesso periodo del 2025. In tutto quell'anno sono stati documentati 48 crimini; nel 2024 sono stati 56; e nel 2023 si è raggiunto il picco storico di 90.
Dal 2019 a giugno 2026, le istituzioni indipendenti riportano 350 femminicidi documentati a Cuba, cifra che esse stesse qualificano come un sotto-reporting a causa dell'opacità dello Stato.
Il regime cubano non pubblica statistiche ufficiali sui femminicidi, non riconosce l'entità della crisi e non ha classificato il femminicidio come reato autonomo nel Codice Penale del 2022, dove è considerato unicamente come aggravante dell'omicidio.
L'Assemblea Nazionale ha respinto un emendamento per includerlo come figura indipendente, e la normativa specifica non appare nel cronoprogramma legislativo fino al 2028.
Cuba è inoltre priva di una legge integrale contro la violenza di genere, di rifugi istituzionali e di protocolli di protezione efficaci per le donne a rischio.
La Cancelleria ha affermato in aprile che «non c'è né ci sarà impunità di fronte a fatti di violenza basata sul genere», ma questa dichiarazione contrasta con l'assenza totale di politiche preventive e con l'escalation di crimini documentata mese dopo mese dall'OGAT.
L'organizzazione sta anche indagando su 12 possibili femminicidi e quattro tentativi segnalati nel 2026 che non sono ancora stati confermati, e chiede accesso al rapporto di indagine sul caso di Anais Tamayo Puente, ancora in sospeso. Il suo messaggio è diretto: «Ci stanno uccidendo».
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