Zoé Valdés ricorda che Fidel Castro ammise in diretta di aver ordinato di affondare il rimorchiatore 13 di Marzo

Fidel Castro si vantò in televisione di aver ordinato l'affondamento del rimorchiatore 13 de MarzoFoto © IA / CiberCuba

La scrittrice cubana Zoé Valdés ha rivelato in una discussione trasmessa in diretta su CiberCuba che dopo il naufragio del rimorchiatore 13 de Marzo, Fidel Castro ha riconosciuto davanti alle telecamere del telegiornale delle otto di aver dato l'ordine di affondare l'imbarcazione.

Valdés ha offerto questa testimonianza nel dibattito condotto da Tania Costa, trasmesso il 13 luglio 2026, in concomitanza con il 32° anniversario di quel crimine in cui morirono tra 37 e 41 persone, tra cui 10 bambini, quando quattro rimorchiatori statali attaccarono l'imbarcazione a sette miglia dal Malecón de La Habana.

«Fidel Castro riconobbe quella notte nel telegiornale delle otto che lui aveva dato l'ordine dell'affondamento», affermò Valdés, che in quel momento si trovava a Cuba con sua figlia piccola e si recò al Malecón, dove furono registrate foto e riprese di quell'istante.

La scrittrice ha descritto l'impatto che quella confessione pubblica ha avuto sul suo ambiente immediato. «Per la prima volta ho sentito che in un stesso quartiere, in un stesso edificio, il silenzio era di costernazione, ma allo stesso tempo sapevo che era un altro omicidio di massa, ma di bambini».

La dichiarazione di Castro quella notte contrasta con la versione ufficiale che il regime avrebbe sostenuto per decenni. Il 5 agosto 1994, in una comparsa televisiva di tre ore, Castro qualificò l'operato dei lavoratori della lanchita di Regla come «uno sforzo veramente patriottico» e assicurò che avevano «agito da soli e senza consultare nessuno» per non permettere che gli «rubassero la loro barca». Giorni dopo li insignì personalmente.

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha documentato l'attacco intenzionale nel suo Rapporto Nº 47/96, ma il crimine resta impunito. Nessun responsabile è stato giudicato.

La scrittrice Zoé Valdés, che presenterà il suo libro "Cuba, e ora la libertà", questo 25 luglio alle 14:00, presso la Biblioteca di Hialeah, ha denunciato anche l'impunità internazionale che ha protetto i responsabili per oltre tre decenni. Ha ricordato una causa presentata da familiari a Madrid che non ha avuto successo, nel periodo in cui il giudice Baltasar Garzón gestiva cause simili contro Pinochet, e un'altra presentata dalla Francia contro Fidel Castro che non è stata accettata.

«La cosa terribile è che per tutti questi anni il mondo ha cospirato per silenziare questo», ha sottolineato. «Ma com'è possibile che la richiesta non venga accettata, proprio come non fu mai accettata quella fatta dalla Francia contro Fidel Castro? Insomma, è inconcepibile.»

Desde Miami, Valdés ha menzionato un padre che ha perso il suo bambino di pochi mesi e la sua moglie nel naufragio. Il politologo Julio Shiling, che ha partecipato alla discussione insieme a César Reynel Aguilera, ha anche identificato Jorge García Más come l'uomo che ha perso 14 membri della sua famiglia in quella tragedia e che è deceduto a Miami il 2 giugno 2024, all'età di 79 anni, dopo tre decenni di lotta per la giustizia.

Shiling ha qualificato il naufragio come una «barbarie tremenda» e lo ha inquadrato come un atto deliberato di terrorismo di Stato. «Se qualcuno vuole comprendere la necessità del terrorismo di Stato, di una dittatura per mantenersi al potere, è un atto come questo. Questo tipo di terrore cerca di domare la popolazione».

Il politologo ha collegato il crimine ad altri atti del castrismo: la strage del fiume Canímar, la Loma de San Juan e il abbattimento degli aerei di Hermanos al Rescate, sostenendo che tutti rispondono a una stessa logica di terrore sistematico.

Per sua parte, Zoé Valdés ha concluso il suo intervento affermando: «Per questa ragione non può esserci perdono, a mio avviso».

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