Attore Luis Alberto García al regime cubano: «Avete qualcosa in mente che ci renda la vita meno miserabile?»

L'attore Luis Alberto García ha interpellato questo lunedì il regime cubano chiedendo se abbiano qualche piano per alleviare i blackout di oltre 20 ore in vista di luglio e agosto.



Luis Alberto García (Immagine di riferimento)Foto © Facebook / Luis Alberto García

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Il attore cubano Luis Alberto García ha interpellato questo lunedì il regime con una domanda diretta e schietta: se hanno qualche piano per alleviare la crisi elettrica durante luglio e agosto, i mesi di maggiore calore e maggiore domanda di elettricità nell'isola.

In a post on his Facebook profile, García wrote: «Vediamo… ragazzi delle misure: tre ore di energia non sono sufficienti per poter raffreddare il cibo che uno riesce a ottenere con tanta fatica dopo essersi scongelato durante blackout di oltre 20 ore che si susseguono uno dopo l'altro e che per questo ci uccidono! Avete in mente qualcosa che renda la nostra vita un po' meno miserabile per luglio e agosto? E per il resto dei nostri giorni?».

Il messaggio riassume l'inarrestabile frustrazione accumulata nei mesi: tre ore di elettricità non sono sufficienti per refrigerare gli alimenti che i cubani riescono a ottenere con enorme sforzo, dopo che le interruzioni di oltre 20 ore consecutive li lasciano scongelati e a rischio di decomporsi.

García, che vive a Cuba e soffre in prima persona le condizioni che denuncia, sta documentando da settimane la crisi sui suoi social.

Il 25 maggio ha messo in guardia sull'impatto dei blackout sui bambini, con interruzioni di corrente fino a 22 ore al giorno a L'Avana.

Il 1° giugno ha descritto un fine settimana di interruzioni estreme con appena due a quattro ore di luce in 24 ore: «Quello di questo fine settimana NON HA AVUTO FINE», scrisse allora.

Il 10 giugno ha accusato i «mandanti» di aver abbandonato il popolo con l'unica indicazione di «¡jódanse!», parafrasando ironicamente l'atteggiamento del governo di fronte alla crisi.

Sei giorni dopo, ironizzò sulle termolettriche cubane paragonandole ai passaporti per «visti di entrata e uscita multipli» a causa dei loro continui guasti, e chiese che i dirigenti sperimentassero le stesse sofferenze del popolo: fame, black out, mancanza di medicine e salari ridicoli.

La situazione descritta da García trova conferma nei dati stessi del sistema elettrico. La Unione Elettrica ha riportato a giugno una disponibilità di appena 960 MW di fronte a una domanda di oltre 2.600 MW, con deficit durante le ore di punta che hanno superato i 2.000 MW.

Più di 106 centrali di generazione distribuita erano fuori servizio per mancanza di combustibile. A Santiago di Cuba, i residenti ricevevano solo una o due ore di elettricità al giorno. In località come Playa, a L'Avana, si sono registrati blackout di fino a 40 ore consecutive.

Le risposte del governo si sono limitate a riorganizzare i blocchi di razionamento e dare priorità agli ospedali, senza affrontare il problema alla radice. Esperti indipendenti stimano che per recuperare il sistema elettrico cubano sarebbero necessari tra gli 8.000 e i 10.000 milioni di dollari, una cifra che il regime non ha né previsioni di ottenere.

Il pronostico per i prossimi mesi è cupo: a luglio e agosto degli anni passati, la media giornaliera senza elettricità ha sfiorato le 16 ore, proprio quando il caldo estremo aumenta il consumo. La domanda di García —«e per il resto dei nostri giorni?»— riassume un'inspiegabile disperazione che va ben oltre l'estate.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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