"Se ci è scappata l'Ucraina": la reazione virale dei cubani all'annuncio di Trump

"Ucraina è il piano jaba". I cubani hanno inondato i social con umorismo amaro dopo l'annuncio di Trump di dare priorità all'Ucraina.



Donald TrumpFoto © whitehouse.gov

Il annuncio di Donald Trump che la sua prossima priorità diplomatica sarà porre fine alla guerra in Ucraina ha scatenato un'ondata di commenti sui social media, protagonizzati da cubani che, con umorismo amaro e frustrazione accumulata, hanno riassunto la situazione in una frase: «Ci si è infilato un altro dalla fila».

La reazione si è scatenata questo lunedì dopo che si è saputo che Trump, durante il G7 a Évian-les-Bains, Francia, ha dichiarato insieme al presidente Emmanuel Macron: «Ora che questo è finito, ci concentreremo su questa questione per vedere se possiamo risolverla».

Trump si riferiva al conflitto tra Russia e Ucraina, poche ore dopo aver annunciato un memorandum di intesa con l'Iran.

Il problema per i cubani è che Trump aveva costruito una sequenza geopolitica esplicita e pubblica: Venezuela, poi Iran, poi Cuba.

Il 4 giugno scorso, dal Palazzo Ovale, Trump è stato categorico: «Mi piace occuparmi di una cosa alla volta. Ci occuperemo della Repubblica Islamica dell'Iran e, non appena questo sarà risolto, faremo una piccola sosta. Ci occuperemo di questo».

Prima, il 27 marzo, al FII Priority Summit di Miami Beach, era stato ancora più diretto: «Cuba è la prossima, a proposito, ma fingete che non l'abbia detto».

Ora, con l'Ucraina al centro dell'agenda e la firma formale del trattato con l'Iran prevista per venerdì 19 giugno a Ginevra, Cuba si trova ancora una volta in attesa.

I commenti nei post di Facebook hanno trasformato la metafora della «coda» —così radicata nella cultura cubana— nel veicolo perfetto per esprimere la frustrazione.

«L'Ucraina è arrivata dopo Cuba... la fila si rispetta», «Chi sta vendendo i turni?», «Neanche un furbo in più».

La frase «Ucraina es plan jaba» —riferimento al piano che offriva agevolazioni d'acquisto a donne lavoratrici in coda per rifornimenti nell'isola— sintetizzò con umorismo nero la sensazione che l'Ucraina si fosse infilata con vantaggio nella fila delle priorità di Washington.

Accanto all'umorismo, è emersa la stanchezza di coloro che vivono la crisi sulla propria pelle: «Sono giorni che siamo senza corrente e non c'è cibo», «Il popolo non resiste più», «Stiamo peggio che se fossimo in guerra», «Ho già perso la fede».

Una terza corrente di commenti ha puntato verso l'autocritica: «Nessuno verrà a risolvere i nostri problemi», «Il cambiamento deve venire dai cubani stessi», «Cuba è dei cubani e i problemi di Cuba devono essere risolti dai cubani».

Mentre Trump e Zelenski si incontravano martedì al G7 per coordinare posizioni sull'Ucraina, i cubani sui social chiudevano il dibattito con una domanda che rimane senza risposta da mesi: «E Cuba quando, brother?».

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