Gran Maestro Lázaro Bruzón: «I cubani liberi parliamo da profili reali»

Il Gran Maestro Lázaro Bruzón ha pubblicato sui social media che «i cubani liberi parliamo da profili reali», in contrapposizione ai cibercombatenti del regime, ai quali accusa di non mostrarsi. Con la frase «scacco matto, finite per arrendervi», il scacchista esiliato nel Missouri ha lanciato una sfida simbolica ai difensori digitali dell'ufficialismo. Le sue pubblicazioni hanno generato un ampio sostegno da parte degli internauti.



Gran Maestro Lázaro BruzónFoto © Instagram/Lázaro Bruzón

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Il Grande Maestro cubano di scacchi Lázaro Bruzón ha lanciato questa settimana un messaggio diretto e incisivo sui suoi social contro i cosiddetti «cibercombatientes» del regime cubano, affermando che «i cubani liberi parlano da profili reali» e che i difensori digitali del regime «non si mostrano» e hanno «l'offesa come unico argomento».

L'assegnista, residente nel Missouri da quando si è esiliato nel 2018, ha chiuso la sua pubblicazione con una frase ricca di simbolismo proprio della sua disciplina: «Scacco matto, si arrendano».

Captura di FB/Lazaro Bruzon

In un secondo post su Facebook, Bruzón ha ampliato la sua critica con ironia: «Per ogni claria ci sono 1.000 cubani che denunciano la dittatura, ma loro, come il Comandante, trasformano le sconfitte in vittorie».

Il termine «ciberclarias» —usato in modo dispregiativo— si riferisce agli attivisti digitali legati al Partito Comunista di Cuba e a organismi come i Comitati per la Difesa della Rivoluzione, che operano sui social media per difendere la narrativa ufficiale, attaccare gli oppositori e amplificare i messaggi del governo, spesso da account anonimi o con foto false.

In 2024, i CDR hanno promosso un adesivo con lo slogan «Il mio cellulare è il mio fucile», evidenziando l'istituzionalizzazione di questa pratica di mobilitazione digitale da parte del regime.

Le pubblicazioni di Bruzón hanno generato una vasta risposta tra gli internauti cubani, sia dentro che fuori l'isola, i quali hanno concordato nel sottolineare che i profili che difendono il regime operano per lo più da account falsi, mentre i critici lo fanno con la propria identità visibile.

Un internauta ha riassunto la percezione generale con una frase breve: «La paura ha cambiato posto».

Un altro ha sottolineato che «il 90% degli account che difendono il comunismo sono account falsi o account senza foto profilo reale», e ha aggiunto: «Dati, non opinioni».

Varii commentatori hanno suggerito una possibile motivazione dietro l'anonimato: «Lo fanno perché sanno che il cambiamento è imminente e vogliono godere della democrazia senza che nessuno possa collegarli al loro passato da ciberesbirri», ha scritto uno di loro.

Dal secondo post, un altro internauta ha messo in evidenza la differenza di fondo tra i due schieramenti: «Noi lo facciamo gratuitamente, con profili personali e per convinzione, mentre loro utilizzano profili falsi».

Captura di FB/Lazaro Bruzon

Le dichiarazioni di Bruzón si inseriscono in un percorso di critica costante al regime fin dal suo esilio. Nel maggio 2026 ha affermato che l'adoctrinamento a Cuba «porta al fanatismo, incapacita il pensiero critico e molte volte anche la logica», e in febbraio ha sottolineato che il regime ha «affondato il paese dal 1959».

In aprile, il scacchista è stato ancora più diretto nell'affermare che «ogni cubano che lascia Cuba diventa un nemico del regime» e che le autorità sono «malate di potere».

Bruzón, nato a Holguín nel 1982, ottenne il titolo di Grande Maestro all'età di 17 anni, fu campione del mondo giovanile nel 2000 e raggiunse un ELO di 2.717 nel 2012, posizionandosi tra i 30 migliori giocatori del mondo.

Le sue parole risuonano nel contesto di una Cuba che attraversa una crisi multidimensionale senza precedenti: blackout massivi, scarsità di cibo, carburante e medicinali, e un’emigrazione record che ha svuotato l'isola di una parte significativa della sua popolazione, mentre il regime dispiega risorse digitali per contrastare la narrativa oppositrice.

Bruzón ha dichiarato che tornerà a Cuba solo quando il paese sarà «libero e democratico».

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