Un giovane cubano identificato come Marlon Joel Martínez, studente di giornalismo, ha pubblicato su Facebook un testo intitolato «Voglio essere una persona normale» che è diventato un ritratto crudo della vita quotidiana sotto la dittatura cubana nel 2026.
«Nell'Isola, dove la notte è diventata uno specchio delle nostre attese e il silenzio non è riposo, ma una pausa forzata di coloro che aspettano il ritorno della luce, l'arrivo dell'acqua, l'apparizione del segnale, essere normali è diventato un lusso», ha scritto sul suo profilo.
Con una semplicità che colpisce, Marlon enumera i desideri più elementari che il sistema gli nega: «Voglio sdraiarmi fresco con un ventilatore e sentire che l'aria non è un privilegio. Voglio aprire il frigorifero senza paura che il cibo sia andato a male».
La denuncia abbraccia anche il collasso del sistema sanitario: «Voglio che, se un familiare si ammala, il medico non mi guardi con impotenza e mi dica che non c'è il medicinale di cui ha bisogno».
Il ragazzo descrive con precisione il peso economico della crisi energetica: «Voglio usare l'elettricità senza paura che i miei apparecchi si brucino a causa del 'leva e metti', senza che l'incaricato mi chieda 1.000 pesos quando sono trascorse più di 35 ore senza corrente».
L'acqua non arriva nemmeno attraverso le tubature. Marlon sottolinea che deve pagare più di 2.500 pesos per due serbatoi, in un paese dove il salario medio raggiunge a malapena i 6.930 pesos mensili, equivalente a circa 13 dollari al cambio informale.
«Voglio che mia madre non debba accendere carbone e bruciarsi le mani per darci da mangiare», aggiunge, in un'immagine che riassume la regressione materiale che subisce la popolazione.

Come studente di giornalismo, Marlon punta direttamente alla censura imposta dal regime: «Voglio che nessuno mi dica che, essendo giornalista, sono condannato alla censura».
Quella denuncia ha fondamento nei dati: Cuba si trova al 165° posto su 180 paesi nell'indice di libertà di stampa 2025 di Reporters Sans Frontières, il peggiore dell'America Latina.
Il testo ritrae anche l'esaurimento mentale di una generazione: «Voglio che la notte sia per riposare, non per fare lavori e compiti perché è l'unico momento in cui ho Internet».
Marlon cita il ricercatore Hans Selye per dare un nome scientifico a ciò che vivono milioni di cubani: «Le tensioni mentali, le frustrazioni, l'insicurezza, la mancanza di direzione sono alcuni dei fattori di stress più dannosi, e gli studi psicosomatici hanno dimostrato la frequenza con cui provocano emicranie, ulcere, ipertensione e un'infelicità senza rimedio».
In opinione del ragazzo, «questa descrizione sembra scritta per noi, i cubani di oggi, che portiamo il peso dell'angoscia quotidiana».
Coincide anche con uno studio sull'impatto psicologico dei blackout pubblicato in Social Science & Medicine che ha trovato livelli «estremamente gravi» di depressione e ansia tra gli adulti cubani esposti a interruzioni prolungate.
Il giovane chiude il suo testo con una domanda che riassume il dramma di un'intera generazione: «Essere normale, in questa terra che amiamo tanto, è il sogno più straordinario… Voglio essere normale, posso?».
Tra il 2021 e il 2024, oltre un milione di cubani sono emigrati per non dover rispondere a quella domanda dall'Isola. Il 30% di loro aveva tra i 15 e i 34 anni.
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