Leonardo Muñoz, un emigrante cubano radicato negli Stati Uniti, ha condiviso su Facebook un reel nel quale racconta come è passato dal lavorare fin da giovane come panettiere e venditore ambulante a Cuba, senza una casa di proprietà, a costruire una vita stabile negli Stati Uniti con impegno e pazienza.
Nel video, Leonardo ricorda la sua vita sull'isola con crudezza: «Cosa mi possono dire del capitalismo e del comunismo se in Cuba non avevo nessuno? Ero giovane, ho fatto il panettiere, ho venduto aglio e cipolla, ho venduto tortine per le strade. In Cuba non avevo nemmeno una casa dove vivere».
Il contrasto con la sua situazione attuale negli Stati Uniti è il fulcro della testimonianza.
«Io sono una mela in questo momento. Ho il mio cibo, la mia auto, internet 24 ore su 24, aria condizionata, mi riposo due giorni a settimana, lavoro da lunedì a venerdì. Qual è il problema, fratello mio?», dice con evidente soddisfazione.
Leonardo punta anche direttamente alla realtà che ha lasciato alle spalle: «Cosa possono dirmi di Cuba quando è un lusso mangiare un panino con tortilla? Quella gente non ha nulla, subiscono 30 ore di blackout. Là non c'è nulla da cercare».
Le sue parole coincidono con la situazione energetica che attraversa l'isola. Cuba registra nel 2026 deficit elettrici di circa 1.440 MW, con interruzioni che in alcune zone superano le 20 ore al giorno. Il 16 marzo 2026 si è verificato un blackout nazionale che ha lasciato tutta l'isola senza servizio per quasi 30 ore.
Nonostante la nostalgia, Leonardo non edulcora il suo giudizio: «Mi dispiace parlare così perché questo è il mio paese, sono orgoglioso al 100% di essere cubano, ma così non va, fratello».
L'emigrante racconta anche di aver aspettato un anno per ottenere la residenza permanente: «È toccato a me e mi è arrivata, come toccherà a tutti, perché credo che tutti ce lo meritiamo, ma poco a poco».
Il suo messaggio centrale è un avvertimento contro l'impazienza: «Non siamo qui per farci prendere dalla fretta e voler avere una Mercedes-Benz in un giorno. No, è poco a poco. Qui si costruisce da zero, ma pian piano tutto crescerà».
Il testimonianza di Leonardo si inserisce in un fenomeno diffuso tra la comunità cubana che condivide la propria esperienza migratoria sui social media, generando dibattito sulle reali opportunità offerte dagli Stati Uniti rispetto alle difficoltà del processo di adattamento.
Questo esodo è la risposta a una crisi strutturale che si è approfondita negli ultimi anni. Si stima che oltre un milione di cubani abbiano abbandonato l'isola tra il 2021 e il 2025, con una perdita demografica compresa tra il 10% e il 18% della popolazione, alimentata dall'inflazione, dalla scarsità di cibo, dai blackout e dalla repressione politica.
Leonardo conclude il suo messaggio con una promessa e un invito: «Quando lei avrà trascorso 10, 15, 20 anni in questo paese e si concentra, lei è un duro in questo paese, nel mondo intero. E se si impegna per diventare cittadino, ovunque lei vada, lei è il frontiersman più grande che il mondo abbia mai conosciuto».
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