Eduardo del Llano: L'embargo «è responsabile del settanta per cento» delle difficoltà del paese

Eduardo del Llano ha pubblicato sabato un post su Facebook in cui attribuisce il 70% delle difficoltà di Cuba all'embargo e assolve il sistema socialista. Lo scrittore difende il comunismo con ironia mentre la realtà cubana accumula blackout di 24 ore, fame generalizzata e un calo del PIL superiore al 15% dal 2020.



Eduardo del LlanoFoto © FB/Eduardo del Llano - Pagina Ufficiale

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Il cineasta e scrittore cubano Eduardo del Llano ha pubblicato questo sabato sul suo pagina ufficiale di Facebook un testo intitolato «Risposte alle domande più stupide che mi pongono», in cui, con la sua abituale ironia, difende che l'embargo statunitense è «responsabile per almeno il settanta percento delle difficoltà che il paese affronta».

L'argomento non è nuovo: in effetti, è lo stesso che il regime cubano ripete da decenni con notevole costanza e scarsi risultati pratici per il popolo. Del Llano lo presenta, però, con maggiore grazia letteraria rispetto a Miguel Díaz-Canel.

Captura di FB/Eduardo del Llano - Pagina Ufficiale

Lo scrittore, che si è definito «indipendente, anche dagli indipendenti», ma tende a mostrarsi abbastanza allineato al discorso ufficiale, attribuisce il 30% restante delle difficoltà a «errori che sono stati commessi e continuano ad essere commessi», sebbene si affretti a chiarire che quegli errori «non sono intrinsecamente legati al sistema, per la verità». Il sistema, dunque, rimane assolto. Gli errori, fluttuanti nell'aria, senza cognome né responsabile.

Per chi gli chiede se sarebbe d'accordo con un plebiscito sul comunismo, Del Llano ha una risposta elegante: sì, ma «se si fa venticinque anni dopo l'eliminazione del blocco». Una condizione che, dato il ritmo della storia cubana, equivale approssimativamente a mai.

Sobre le accuse di essere stato comprato, l'autore dispiega il suo migliore sarcasmo: «E già, mi hanno comprato, ho quella villa a due piani, con piscina, a Miramar, e tutti i giorni mi portano un pacchetto di carne di manzo dal Comitato Centrale». L'ironia funziona, chiaramente. Anche se a Cuba, dove più del 90% della popolazione ha perso l'accesso adeguato al cibo nel 2025 e un 25% va a letto affamato regolarmente, lo scherzo sulla carne di manzo ha un'acutità che forse l'autore non ha calcolato.

Del Llano sostiene anche che il comunismo «ha funzionato» e che «può funzionare meglio», e sostiene le elezioni democratiche, a patto che siano «all'interno del socialismo». Riguardo a un intervento americano, la sua risposta è categorica: «Se non ti piace il comunismo, abbattilo tu. E se non puoi o non hai il coraggio, allora non essere così vigliacco da voler farlo fare da un altro».

Il controverso umorista evita comunque di parlare della repressione sistematica che il regime attua ogni volta che qualcuno, all'interno di Cuba, prova a cambiare il sistema in modo pacifico o si azzarda, almeno, a mostrare la propria opposizione.

La realtà dell'isola sembra non corrispondere molto al post di Del Llano. Il PIL cubano è diminuito di oltre il 5% nel 2025, accumulando una contrazione superiore al 15% dal 2020, secondo i dati del Centro di Studi dell'Economia Cubana della stessa Università dell'Avana, che definisce il modello come «esaurito» e privo di «leve per cambiamenti strutturali». I blackout hanno lasciato oltre 200.000 cubani senza acqua, con deficit elettrici che hanno raggiunto i 1.945 MW nell'aprile 2026 e interruzioni di fino a 24 ore consecutive. Il dollaro ha superato comodamente la barriera dei 500 pesos nel mercato informale.

Mientras tanto, il regime cubano ha esportato tabacco per centinaia di milioni di dollari nel 2025 mentre la popolazione faceva la fila per ottenere il necessario. Le tessere di razionamento, che durano appena dieci giorni, sono «praticamente inutili» per mancanza di scorte nei negozi statali, secondo i dati di gennaio 2026.

Del Llano, che a luglio del 2024 ha criticato le «pene mostruosamente eccessive» per i manifestanti dell'11J e la «sfacciata arroganza del governo della continuità», e che è stato a volte vietato dalla televisione cubana nonostante la sua coerenza ideologica di sinistra, non è un portavoce del regime tradizionale. Ha sfumature, ha critiche, ha talento. Ma quando gli chiedono se potrebbe essere in errore in tutto ciò, risponde che come «possibilità teorica, sì», con le stesse probabilità di «vincere un premio Nobel o di essere il protagonista di un film musicale».

Quella certezza, così letteraria, così comoda, è esattamente il lusso che i cubani che trascorrono anni a sopravvivere a blackout, scarsità e repressione non possono permettersi, mentre il sistema che «può funzionare meglio» continua, con un'ammirevole pazienza, a non funzionare.

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Redazione di CiberCuba

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