Bukele risponde alle critiche: «Questi non sono civili, sono terroristi»



Preso salvadoreño/Presidente Nayib BukeleFoto © Collage di Instagram/nayibbukele

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Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha risposto alle critiche dei media internazionali e delle organizzazioni per i diritti umani riguardo al processo di massa contro 486 presunti leader della gang MS-13, definendoli direttamente «terroristi» e comparando il processo con i Processi di Norimberga.

«Questi sono i 'presunti membri di bande' di cui parlano alcuni media internazionali. Gli stessi che certe ONG definiscono 'civili' e difendono con tanta insistenza», ha scritto Bukele giovedì scorso sui suoi social, accompagnando il messaggio con immagini dei denunciati.

Il mandatario ha respinto con fermezza la caratterizzazione degli imputati come civili o presunti delinquenti: «Non erano 'presunti pandilleros' per le loro vittime. Non erano 'civili' per le comunità che hanno vissuto sotto il loro controllo per decenni. Non erano 'innocenti' per le famiglie che piangono ancora i propri cari, assassinati o scomparsi da questi terroristi».

Bukele ha sottolineato che i 486 accusati non sono piccoli delinquenti, ma noti leader di bande, «la maggior parte già condannata per reati commessi personalmente, inclusi omicidi, aggressioni sessuali —spesso seguite da omicidi—, estorsioni e sequestri».

Il processo, iniziato il 20 aprile e considerato il più grande nella storia di El Salvador, accusa gli imputati di oltre 47.000 reati commessi tra il 2012 e il 2022, tra cui oltre 29.000 omicidi accertati, secondo la Procura Generale.

Tra le accuse figura di aver ordinato 86 omicidi durante il fine settimana dal 25 al 27 marzo 2022, la strage che ha scatenato la dichiarazione dello stato di emergenza.

Dei 486 imputati, 413 compariranno virtualmente dalle prigioni —più di 250 dal CECOT, il mega-carceri di massima sicurezza— e 73 sono latitanti e vengono giudicati in assenza.

Per difendere il principio giuridico adottato, Bukele ha fatto riferimento a un parallelismo storico: «L'unico aspetto 'innovativo' è ritenere responsabili i capi per i reati commessi dalle loro organizzazioni. Ma noi non abbiamo inventato questo principio. Si chiama 'responsabilità di comando', ed è stato applicato in Europa durante i Processi di Norimberga».

Il mandatario ha aggiunto: «Se l'Europa è riuscita ad applicarlo, anche noi possiamo. Non valiamo meno di loro e abbiamo anche diritto a vivere in pace».

Il confronto ha generato polemiche internazionali. L'ex direttore di Human Rights Watch, Kenneth Roth, ha definito il processo «ingiusto» per aver incluso centinaia di accusati in un procedimento collettivo che, secondo lui, presuppone colpevolezza collettiva. La Commissione Interamericana dei Diritti Umani e Amnesty International hanno anch'esse criticato il processo per le restrizioni all'accesso alla difesa e le violazioni del giusto processo.

Il regime di eccezione, dichiarato il 27 marzo 2022 e prorogato mensilmente dall'Assemblea Legislativa, è in vigore da più di quattro anni e ha portato a oltre 83.000 arresti legati a bande.

I risultati in materia di sicurezza sono innegabili: il tasso di omicidi è sceso da 18 ogni 100.000 abitanti nel 2021 a 1.9 nel 2025, e Bukele ha celebrato oltre 900 giorni consecutivi senza omicidi nel paese.

In novembre 2024, un megaprocesso preliminare aveva già condannato 71 leader di MS-13 a pene fino a 1.860 anni di carcere ciascuno, stabilendo il precedente per il processo attuale.

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