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Per anni, per migliaia di cubani, arrivare negli Stati Uniti significava entrare in un sistema migratorio con vantaggi chiari: la possibilità di regolarizzare il proprio status dopo un anno e progredire verso la residenza permanente in base alla Legge di Regolamentazione Cubana.
Oggi, quel cammino è diventato incerto, lento e, in molti casi, praticamente inaccessibile.
Il cambiamento non è da sottovalutare.
Secondo un rapporto del Cato Institute basato su dati ufficiali dal Servizio di Cittadinanza e Immigrazione (USCIS) e dal Servizio di Immigrazione e Controllo delle Dogane (ICE), il panorama migratorio per i cubani ha subito un cambiamento drammatico tra la fine del 2024 e l'inizio del 2026: meno residenze approvate e molti più arresti nel paese.
Da migliaia di residenze al mese a cifre minime: Il crollo
Fino a ottobre 2024, prima dell'implementazione di nuove politiche migratorie, più di 10.000 cubani al mese ottenevano la residenza permanente negli Stati Uniti.
Era un flusso costante che rifletteva il funzionamento abituale del sistema, specialmente per coloro che rientravano nei requisiti della Legge di Adeguamento Cubano.
Ma quella realtà è cambiata in pochi mesi.
Per gennaio 2026, le cifre erano crollate a livelli quasi simbolici: appena una decina di approvazioni mensili, e persino casi vicini alla decina, mentre migliaia di richieste rimanevano bloccate.
In un esempio concreto, il governo ha ricevuto più di 7.000 richieste in un mese, ma solo 15 cubani hanno ottenuto la green card.
Il risultato: una diminuzione di quasi il 99% nelle approvazioni di residenza per i cubani, secondo i calcoli del Cato Institute.
Questo freno non implica solo ritardi amministrativi.
Ha creato un limbo legale per migliaia di persone che erano già nel sistema migratorio statunitense, molte delle quali con anni di residenza nel paese e aspettative di regolarizzazione.
L'altro lato del cambiamento: Più arresti dell'ICE
Mentre le residenze diminuiscono, gli arresti aumentano.
A fine del 2024, ICE effettuava meno di 200 arresti mensili di cubani. Un anno dopo, a fine del 2025, il numero superava i 1.000 arresti al mese.
L'incremento stimato è di circa il 463%.
Questo contrasto - meno vie legali e più azioni di controllo - non è casuale.
Il rapporto stesso del Cato Institute sostiene che entrambe le tendenze siano collegate: rallentando o congelando i processi migratori, più persone si trovano a rischio di perdere il proprio status o di non riuscire a regolarizzarlo, il che facilita il loro arresto.
In parole del rapporto, impedire che gli immigrati ottengano o mantengano uno status legale è una condizione necessaria per aumentare le deportazioni.
Cambiamenti nelle politiche migratorie chiave: cosa c'è dietro?
Il cambiamento nei numeri è il risultato di una combinazione di misure adottate durante l'amministrazione di Donald Trump, volte a irrigidire il sistema migratorio sia all'ingresso nel paese che per quanto riguarda la permanenza legale.
Tra le principali azioni segnalate dal rapporto spiccano:
- Congelamento o rallentamento delle domande di residenza permanente.
- Sospensione delle pratiche di regolarizzazione dello stato.
- Revisione e rimozione di programmi umanitari precedenti.
- Cancellazione dei permessi come il parole per determinati gruppi.
- Maggiore coordinamento tra USCIS e ICE nei casi con richieste in sospeso.
In pratica, ciò ha significato che persone che prima potevano avanzare verso la residenza ora si trovano bloccate in processi irrisolti e addirittura perdono lo status che avevano mentre aspettano.
Il rapporto va oltre e sostiene che questa dinamica non è un effetto collaterale, ma parte di una strategia deliberata: ridurre l'immigrazione legale per facilitare l'attuazione di politiche di deportazione.
Da vantaggio migratorio storico a incertezza: L'impatto sui cubani
L'impatto è particolarmente forte nella comunità cubana, che da decenni ha ricevuto un trattamento differenziato all'interno del sistema migratorio statunitense.
La Legge di Regolazione Cubana permetteva ai cittadini dell'isola di richiedere la residenza dopo un anno e un giorno nel paese, un meccanismo che facilitava l'integrazione di generazioni di migranti.
Oggi, quel processo è diventato imprevedibile.
Le richieste che prima venivano risolte relativamente rapidamente ora rimangono bloccate per mesi.
I programmi che permettevano l'ingresso legale sono stati eliminati; e le persone che soddisfacevano i requisiti per regolarizzare il loro status si trovano di fronte alla possibilità di essere detenute mentre aspettano.
Il risultato è una sensazione di incertezza crescente, specialmente in aree come il sud della Florida, dove si concentra gran parte della comunità cubana negli Stati Uniti.
Impatta anche altri migranti: Un fenomeno più ampio
Sebbene i cubani siano tra i più colpiti, non sono gli unici.
L'irrigidimento del sistema migratorio ha colpito anche altre nazionalità, in particolare i venezuelani e i beneficiari di programmi umanitari.
La sospensione delle pratiche e l'aumento dei controlli hanno lasciato migliaia di famiglie in situazioni legali precarie.
Di fatto, il rapporto del Cato Institute sottolinea che le approvazioni di residenza permanente sono diminuite della metà per i richiedenti di tutte le nazionalità, con cali ancora più pronunciati in categorie umanitarie come asilo e rifugio.
Un dibattito politico in espansione: Controllo vs. legalità
Le cifre hanno intensificato il dibattito negli Stati Uniti sulla politica migratoria.
Da un lato, organizzazioni come il Cato Institute avvertono che si sta riducendo non solo l'immigrazione irregolare, ma anche l'immigrazione legale, e che si sta utilizzando il sistema amministrativo come strumento di controllo.
D'altra parte, le autorità sostengono che le misure mirano a rafforzare il rispetto della legge e a ordinare il sistema migratorio.
In mezzo a questa disputa ci sono migliaia di migranti - molti dei quali cubani - che sono arrivati nel paese confidando in un processo che oggi sembra essersi fermato.
Il cambiamento è chiaro: meno green cards, più arresti. E per coloro che sperano di regolarizzare la propria situazione, il futuro è ora molto più incerto rispetto a soli due anni fa.
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