Diplomatico cubano si atreve a parlare del diritto allo sviluppo all'ONU



Diplomatico cubano Ernesto Soberón GuzmánFoto © Facebook /Ernesto Soberón Guzmán

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L'ambasciatore Ernesto Soberón Guzmán, rappresentante permanente di Cuba presso le Nazioni Unite, è intervenuto martedì nel dibattito generale della 13ª sessione del Meccanismo di Esperti sul Diritto allo Sviluppo, tenutasi a New York, per difendere quel diritto umano e denunciare l'embargo statunitense, mentre l'isola attraversa una delle peggiori crisi umanitarie della sua storia recente.

Secondo il sito ufficiale del Ministero delle Relazioni Esterne dell'isola (CubaMinrex), la sessione, che si è svolta da martedì a giovedì di questa settimana, coincide con il 40° anniversario della Dichiarazione dell'ONU sul Diritto allo Sviluppo, adottata nel 1986 con 146 voti favorevoli e solo uno contrario: quello degli Stati Uniti.

Soberón ha affermato durante il forum che "l'attuale ordine economico internazionale costituisce un ostacolo strutturale per la realizzazione del diritto allo sviluppo e compromette il rispetto dell'Agenda 2030".

Il diplomatico ha sostenuto la necessità di trasformare l'architettura finanziaria internazionale, garantire la partecipazione effettiva dei paesi in via di sviluppo e assicurare un accesso equo al finanziamento.

Cuba ha anche sottolineato l'importanza di rafforzare la cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud e triangolare, e di rispettare gli impegni di Assistenza Ufficiale allo Sviluppo.

Soberón ha denunciato l'escalation delle misure del governo di Stati Uniti contro Cuba, inclusi il inasprimento dell'embargo economico, commerciale e finanziario, e il blocco alle forniture di carburante, sottolineando che queste misure colpiscono direttamente l'economia nazionale e il benessere della popolazione, con un impatto sproporzionato sui settori più vulnerabili.

La situazione è particolarmente significativa considerando il contesto interno dell'isola: la stessa ONU ha ufficialmente classificato la situazione a Cuba come emergenza umanitaria nell'aprile del 2026, con oltre 96.000 interventi chirurgici rinviati, un milione di persone che dipendono dai camion cisterna per avere accesso all'acqua potabile e quasi mezzo milione di bambini con ore scolastiche ridotte a causa della crisi energetica.

I blackouts a Cuba raggiungono fino a 30 ore al giorno in alcune zone, e il deficit elettrico è arrivato a 1.945 megawatt il 1 aprile, il massimo registrato fino ad ora quest'anno.

Mientras il regime attribuisce tutta la crisi all'embargo statunitense, analisti e organismi internazionali segnalano anche il deterioramento strutturale del modello economico cubano e decenni di disinvestimenti nelle infrastrutture come cause fondamentali del collasso.

La direttiva esecutiva firmata dal presidente Donald Trump il 29 gennaio 2026 ha dichiarato Cuba "una minaccia straordinaria e insolita" e ha imposto dazi sui paesi che esportano petrolio verso l'isola, aggravando ulteriormente l'attuale deficit energetico critica.

Non è la prima volta che Soberón adotta un tono sfidante in forum internazionali: lo scorso febbraio ha affermato che Cuba è preparata per un blocco totale.

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