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Autorità di Las Tunas hanno sequestrato più di un centinaio di sacchi di caffè trasportati in modo occulto su un camion proveniente da Santiago de Cuba, secondo quanto riportato dalla pagina ufficiale di Facebook Claridad Tunera.
Il fatto è stato testimoniato da un testimone che ha richiesto l'anonimato e che si trovava a un posto di controllo della Polizia Nazionale Rivoluzionaria (PNR).
De acordo con il suo testimonianza, il carico era camuffato tra sacchi di carbone vegetale per evitare di essere rilevato.
"Sono riuscito a contarli fino a 100, ma in quel momento l'ufficiale mi restituì i documenti e mi chiese di continuare il viaggio e, ascolta, c'erano ancora sacchi lì", ha raccontato il testimone, che ha anche assicurato di aver scattato fotografie del sequestro.
La pagina ufficiale ha giustificato l'operazione con una riflessione riguardante la commercializzazione informale del prodotto: "Se quando c'è la raccolta si va in un'altra direzione, non avremo mai caffè nella nostra tazza".
Ha anche sottolineato che la merce sarebbe stata venduta a prezzi elevati sul mercato nero, lasciando "una buona fetta al proprietario".
"Sappiamo che ci saranno critici e 'criticoni' che parleranno della mancanza di approvvigionamento statale nella rete di vendite statali. Ma credete voi che a questo ritmo lo Stato possa garantire la presenza del caffè nei suoi negozi?", concluse la fonte ufficialista, anticipandosi a possibili domande sulla scarsità del prodotto.
Scarsità e mercato informale: l'altro lato del sequestro
L'incidente torna a mettere in evidenza la profonda crisi del caffè a Cuba, un paese storicamente produttore che oggi non riesce a garantire la sua presenza nella rete statale.
Datos recenti riflettono la gravità del problema: Santiago de Cuba, principale area cafetiera, ha raggiunto a malapena il 65% del suo piano produttivo all'inizio del 2025, mentre a livello nazionale la raccolta si aggirava attorno al 43%.
La mancanza di manodopera, l'abbandono delle montagne e l'inefficienza del sistema statale hanno aggravato la situazione.
Come conseguenza, il caffè è aumentato nel mercato informale, dove può raggiungere tra 1.500 e 1.800 CUP per 500 grammi, prezzi proibitivi per la maggior parte della popolazione.
Divisione di opinioni tra i cubani
Il sequestro ha generato un intenso dibattito sui social media, dove molti utenti hanno messo in discussione l'efficacia di queste azioni in mezzo alla scarsità generalizzata.
Alcuni hanno difeso il mercato informale come unica via di accesso al prodotto e sono stati critici nei confronti della gestione statale, come aveva anticipato il mezzo ufficiale.
"Grazie a quelli che vendono clandestinamente per assaporare una tazzina di caffè, ma del buono"; "Da molto tempo al governo non interessa se beviamo o meno caffè," hanno commentato due internauti.
Ci sono stati anche coloro che hanno sottolineato come le restrizioni alimentino la scarsità: "Finché ci saranno divieti, continuerà la scarsità", paragonando la situazione a fasi passate di controllo agricolo nell'isola.
Varios commenti hanno messo in discussione la destinazione del caffè sequestrato: "Cosa faranno con quel caffè? Perché si compra per strada visto che nella bottega non ce n'è mai", mentre altri sospettano che questi prodotti finiscano al di fuori della portata del cittadino comune.
Non sono mancate voci critiche verso coloro che giustificano il mercato illegale: alcuni utenti hanno avvertito sull'impatto di queste pratiche sulla scarsità generale, anche se queste opinioni sono state minoritarie rispetto al malcontento predominante.
Un problema strutturale senza una soluzione visibile
Más allá del sequestro puntual, il caso riflette una realtà persistente: l'incapacità del sistema statale di garantire prodotti di base e la crescente dipendenza dal mercato informale per colmare queste carenze.
Per molti cubani, queste operazioni non risolvono il problema di fondo.
Al contrario, rafforzano la percezione che il caffè - come altri prodotti - rimarrà un lusso inaccessibile o dipenderà da vie alternative per giungere al consumo
Nel frattempo, la domanda che rimane in sospeso è la stessa che si ripete tra i cittadini: ¿quel caffè sequestrato arriverà alle bodegas o scomparirà nuovamente dalla portata dei cubani comuni?
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