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Il petrolio donato dalla Russia è già in fase di lavorazione nella raffineria di Cienfuegos e consente di aumentare temporaneamente la produzione di energia elettrica a Cuba, sebbene le autorità riconoscano che il carburante non eliminerà i prolungati blackout né coprirà la domanda energetica del paese.
Secondo le informazioni diffuse dal giornalista ufficialista Lázaro Manuel Alonso sul suo profilo Facebook, il combustibile russo viene raffinato per produrre diesel, benzina, gas liquefatto e fuel oil, derivati che l'Unione Cuba-Petróleo (Cupet) prioritizza per affrontare il deficit energetico.
Il fuel oil ha già iniziato a essere distribuito alle centrali elettriche che operano con questo combustibile, mentre il diesel è destinato ai cosiddetti gruppi elettrogeni distribuiti che rafforzano il sistema elettrico nazionale, ha precisato.
Le stesse autorità hanno riconosciuto che si tratta di un processo graduale e che i volumi disponibili non consentiranno di eliminare i blackout né di risolvere le esigenze energetiche dell'economia cubana.
Tuttavia, l'approvvigionamento è stato presentato come un sollievo momentaneo.
Este sabato la generazione elettrica superava i 1.800 megawatt, una capacità che il paese non raggiungeva da diversi mesi.
Tuttavia, il divario rimane considerevole, poiché durante l'ora di punta sono necessari più di 3.000 megawatt per soddisfare la domanda delle famiglie cubane.
Il combustibile proviene da un carico di 100.000 tonnellate di greggio donato dalla Russia, il cui trattamento ha permesso di riattivare la raffineria Camilo Cienfuegos di Cienfuegos, dopo circa quattro mesi di inattività.
I derivati ottenuti vengono distribuiti verso tutte le province del paese tramite camion, treni dell'Unione dei Ferrovie di Cuba e navi, in un'operazione logistica che mira ad alleviare parzialmente il deficit di carburante.
Tuttavia, le stesse autorità hanno ammesso che la donazione coprirebbe appena circa un terzo della domanda nazionale per un mese, il che evidenzia l'entità della crisi energetica che affronta l'isola.
Cuba ha bisogno di tra 90.000 e 110.000 barili di petrolio al giorno per sostenere la sua economia, ma ne produce solo circa 40.000, il che ha costretto il paese a dipendere per decenni da sussidi energetici esterni.
Il primo carico russo è arrivato il 31 marzo nel porto di Matanzas a bordo della petroliera Anatoly Kolodkin, con circa 730.000 barili di petrolio, un volume che è appena sufficiente a coprire tra sette e dieci giorni di consumo.
Nel frattempo, un secondo petroliera russa, l'Universal, sta navigando verso i Caraibi con un'arrivo stimato per il 29 aprile, il che conferma che il regime cubano torna a dipendere dall'assistenza energetica di Mosca per sostenere i servizi essenziali.
Anche con questi approvvigionamenti, il deficit elettrico continua a essere severo. Negli ultimi mesi, ampie zone del paese hanno subito blackout di fino a 25 ore al giorno, una situazione che riflette il collasso strutturale del sistema energetico cubano e l'incapacità del modello statale di garantire un approvvigionamento elettrico stabile.
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