La attrice cubana Niurka Marcos non è riuscita a trattenere le lacrime parlando della situazione attuale di Cuba, in dichiarazioni che hanno commosso molti e riacceso il dibattito sulla profonda crisi che attraversa l'isola.
Al essere intervistata nel programma TV "De Primera Mano", Niurka ha descritto l'impatto emotivo che le ha provocato vedere immagini recenti del suo quartiere a L'Avana. "Guarda, che ti posso dire? Che vedi le immagini… ho cominciato a piangere, perché gli edifici stanno cadendo", ha raccontato, visibilmente commossa.
L'artista ricordò com'erano quelle strade nella sua giovinezza, piene di vita e di un'architettura imponente, e contrappose quel passato al deterioramento attuale.
Il suo testimonianza non si è limitata alla nostalgia. È stata una denuncia diretta dell'abbandono che, secondo lei, il paese sta subendo. "Gli edifici stanno crollando... non c'è più nulla di bello, tutto sta crollando", ha espresso, insistendo sul fatto che la crisi non è solo economica, ma anche strutturale e umana.
Con un tono sempre più duro, ha puntato direttamente il dito contro il governo, accusandolo del collasso. "Non si tratta più soltanto di cibo… si tratta del fatto che anche le abitazioni stanno crollando… perché il governo non si occupa di questo paese, non dà niente al popolo, niente, niente, cazzo", ha sottolineato.
Niurka ha anche denunciato la precarietà del sistema sanitario, uno degli aspetti più sensibili della crisi attuale: "Non forniscono farmaci, non ci sono più medicine negli ospedali, la gente è sdraiata per terra, è un'immondizia quello che si sta vivendo a Cuba".
Le sue parole riflettono una realtà ampiamente documentata negli ultimi anni: blackout prolungati, scarsità di cibo, mancanza di medicinali e un deterioramento accelerato delle infrastrutture. In molte città, interi edifici presentano un rischio di crollo, mentre migliaia di famiglie vivono con tetti in cattive condizioni o in situazioni insalubri.
A questo si aggiunge il collasso del sistema elettrico, con interruzioni di corrente che possono durare ore o addirittura giorni, influenzando la conservazione degli alimenti, l'accesso all'acqua e le comunicazioni.
La crisi, invece di migliorare, si è intensificata, generando una sensazione di abbandono generalizzato tra la popolazione.
Le dichiarazioni di Niurka hanno risuonato in modo particolare perché combinano l'emozione personale con una critica diretta. Non si tratta solo di un'artista che parla dalla distanza, ma di qualcuno che riconosce in quelle immagini gli spazi in cui è cresciuta e che oggi vede trasformarsi in rovine.
Una voce che ha denunciato la situazione
Non è la prima volta che Niurka Marcos alza la voce contro il regime cubano. Nel luglio del 2021, durante le storiche proteste dell'11 luglio a Cuba, l'artista ha partecipato a una manifestazione in Messico da dove ha lanciato un messaggio alla dittatura.
"È rimasto troppo grande, molto grande il caimano, che capiscano che questa guerra l'hanno già persa", dichiarò allora. Ha anche espresso il suo sostegno ai manifestanti che sono scesi in strada per chiedere libertà e condizioni di vita migliori sull'Isola.
Il suo discorso è stato particolarmente duro nel descrivere la realtà all'interno del paese: "Il popolo cubano si è già riversato in strada perché adesso c'è fame... lì nessuno ha diritto a nulla, tutto è diritto dello Stato", ha affermato, denunciando la mancanza di libertà e il controllo assoluto del sistema.
Niurka ha parlato anche della paura che affrontano coloro che criticano il regime. Ha riconosciuto che le sue stesse dichiarazioni hanno conseguenze personali: "E pensi che dopo aver fatto queste dichiarazioni potrò tornare?", ha chiesto, evidenziando il costo che comporta alzare la voce.
Nonostante ciò, ha mantenuto una posizione costante di sostegno al popolo cubano, insistendo sulla necessità di rendere visibile la sua situazione e di cercare aiuto internazionale. "Il popolo lo sta chiedendo... bisogna dargli l'aiuto di cui ha bisogno", ha affermato in quel momento.
La sua recente intervista, caratterizzata dal pianto, rafforza quella linea di denunce.
Ma mostra anche qualcosa di più profondo: il dolore di vedere come un paese a cui è ancora legata emotivamente si deteriori giorno dopo giorno, mentre coloro che lo governano non vogliono invertire una crisi che tiene milioni di persone in condizioni sempre più precarie.
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