Un video pubblicato lo scorso sabato su Instagram dalla creatrice di contenuti Ana Mesa ha scatenato un intenso dibattito sull'identità e l'impegno politico dei cubani all'estero.
Nel reel, che accumula più di 60.000 visualizzazioni e 6.100 like, Mesa racconta di come ha sentito un cubano in un negozio Chanel di Miami dichiarare: "Cuba non mi fa male né mi interessa".
L'autrice del video ha raccontato la sua sorpresa di fronte a quelle parole: "La verità, non ci si aspetta mai di sentire questo da un latino, tanto meno da un cubano". Nello stesso giorno, in un Walmart della città, Mesa ha sentito altri cubani parlare di politica, delle famiglie lasciate indietro e del sogno di tornare quando Cuba sarà libera.
Il contrasto tra le due scene è il cuore del video, che si chiude con una domanda che riassume la tensione: "È vero che il denaro cambia le persone?"
Il fenomeno descritto da Mesa non è nuovo, ma si è intensificato con le recenti ondate migratorie. Oltre 625.000 cubani sono stati elaborati come migranti negli Stati Uniti tra il 2022 e il 2023, molti di loro con motivazioni prevalentemente economiche.
Una volta stabiliti e con un certo successo materiale, un settore di questi emigranti sembra dare priorità alla propria vita quotidiana rispetto a qualsiasi causa politica legata all'isola.
Il contesto economico di Miami amplifica questa frattura. Il contrasto tra coloro che discutono in una boutique di lusso e coloro che lo fanno in un supermercato riflette una stratificazione interna che si traduce in atteggiamenti molto diversi verso Cuba.
La postura di "Cuba non mi fa male né mi interessa" rappresenta, per molti analisti della diaspora, un terzo cammino: né l'impegno politico attivo dell'esilio storico né il pragmatismo di chi cerca formule di transizione, ma una totale disconnessione.
Alcuni attribuiscono questo pensiero al successo materiale; altri, a un genuino esaurimento dopo decenni di attesa senza risultati visibili. Questa controversia sulle diverse posizioni dei cubani all'estero è presente da anni nella comunità.
Il dibattito generato dal video di Ana Mesa dimostra che la comunità cubana all'estero è lontana dall'essere un blocco omogeneo.
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