Morales Ojeda chiede ai giornalisti di raccontare "le storie della nostra gente" mentre i cubani cercano la verità al di fuori della stampa ufficiale

L'esortazione avviene nel contesto di una perdita di credibilità da parte della stampa stataleFoto © X/Roberto Morales Ojeda

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Il segretario dell'Organizzazione del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba (PCC), Roberto Morales Ojeda, ha difeso sabato il ruolo politico della stampa ufficiale durante un incontro con i giornalisti tenutosi nell'ambito della Giornata della Stampa Cubana.

In un messaggio pubblicato sul social network X, il leader ha affermato che l'attuale “difficile e sfidante momento” che sta vivendo il paese deve essere visto come un'opportunità per consolidare la cosiddetta “ipermedialità”, perfezionare le routine produttive e rafforzare alleanze all'interno del sistema mediatico statale.

Secondo il numero due dell'organizzazione politica, durante lo scambio sono state ascoltate proposte ed esperienze di professionisti dei media cubani per affrontare i problemi che attraversa il settore.

Il dirigente ha insistito sul fatto che la stampa ufficiale deve “continuare a raccontare le storie della nostra gente, rimanere in prima linea nella difesa della verità, dell'identità e della cultura della Patria” e mantenersi “all'altezza della Rivoluzione e del popolo”.

A la riunione ha partecipato anche il governante Miguel Díaz-Canel.

Le dichiarazioni di Morales Ojeda arrivano in un momento critico per il sistema mediatico statale. All'inizio di marzo, il Burò Politico del PCC ha deciso di ridurre drasticamente la circolazione della stampa scritta a causa della mancanza di carta, combustibile e risorse finanziarie.

Dal 2 marzo 2026, i quotidiani nazionali Granma e Juventud Rebelde vengono stampati esclusivamente una volta alla settimana, mentre i giornali provinciali hanno smesso di circolare in formato cartaceo.

Le autorità hanno cercato di compensare questa riduzione promuovendo le piattaforme digitali dei media ufficiali e promettendo di facilitare l'accesso gratuito ai loro siti web tramite dati mobili all'interno del paese.

Tuttavia, la scomparsa di gran parte della stampa cartacea rappresenta un nuovo passo indietro nell'accesso all'informazione per molti cubani, in particolare per gli adulti anziani o per le persone che non dispongono di smartphone o di una connessione internet stabile.

Allo stesso tempo, il modello mediatico cubano continua a essere sotto il controllo diretto del PCC, il quale definisce le linee editoriali e il quadro legale dell'esercizio giornalistico nell'isola.

La Legge sulla Comunicazione Sociale riconosce unicamente i media legati allo Stato e al PCC, mentre il giornalismo indipendente continua a essere perseguitato e sottoposto a pressioni, interrogatori, confisca di attrezzature e blocchi digitali.

In questo contesto, i critici del sistema informativo cubano sottolineano che la stampa statale non funziona come un contro-potere né come uno spazio di controllo pubblico, ma come un apparato subordinato al progetto politico del regime.

Questa struttura, secondo diverse analisi sul sistema mediatico dell'isola, priorizza la difesa della narrativa ufficiale e riduce l'autonomia editoriale dei giornalisti, il che si traduce in silenzi informativi, ritardi nella copertura delle crisi e una crescente perdita di credibilità di fronte ai cittadini.

Mentre il governo insiste affinché i media rafforzino il loro ruolo ideologico, sempre più cubani si rivolgono ai social media, ai rumor o a piattaforme indipendenti per informarsi sugli eventi che riguardano il paese.

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Redazione di CiberCuba

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