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Un uomo di 35 anni, originario del quartiere Vistalegre, nella città di Holguín, è assente da casa da quasi un mese, nonostante la sua famiglia non abbia smesso di cercarlo.
Il suo nome è Yazmani Creo Pupo, ed è stato visto per l'ultima volta il 23 dicembre scorso.
Soffre di schizofrenia e diabete, due condizioni che aumentano considerevolmente il pericolo della sua assenza prolungata.
Secondo i suoi familiari, sebbene fosse solita camminare per vari punti della città, riusciva sempre a tornare con i propri mezzi, il che rende la sua attuale scomparsa particolarmente inquietante.
Su sorella e altri parenti hanno ripetutamente diffuso il suo caso su Facebook, spiegando che hanno già visitato ospedali, stazioni di polizia e istituzioni psichiatriche senza ottenere risultati concreti.
La famiglia insiste che qualsiasi informazione, per quanto minima, possa fare la differenza e consentire di localizzare Yazmani vivo.
Sua sorella, Yeni Yuniel Freire, ha condiviso due messaggi su il 1 gennaio e nuovamente il 14 gennaio, in cui chiede aiuto per trovarlo.
Nei suoi post, Freire avverte che Yazmani ha problemi di salute, quindi ogni giorno senza notizie aumenta l'angoscia.
A questi appelli si aggiunge quello dell'utente Leonides Ayarde Zamora, che il 27 dicembre ha richiesto supporto per trovare il giovane, descrivendolo come una persona con una condizione mentale congenita.
Nel suo messaggio spiega che la famiglia ha già bussato a tutte le porte ufficiali possibili senza successo e che l'unica via che rimane è appellarsi alla solidarietà dei cittadini attraverso Internet.
Questi casi riflettono un modello preoccupante: di fronte all'esigua efficacia nella ricerca istituzionale, i familiari dei desaparecidos finiscono per trasformare Facebook e altre piattaforme virtuali nel loro principale strumento.
In Cuba, la scomparsa di persone continua a essere un dramma che molte famiglie affrontano praticamente da sole.
La mancanza di risposte efficaci da parte delle istituzioni lascia i familiari dei dispersi senza altra opzione che ricorrere ai social media, ai mezzi di comunicazione indipendenti e a figure influenti su Internet per divulgare i casi e chiedere aiuto diretto alla popolazione.
Lì pubblicano foto, dati personali e numeri di contatto, sperando che qualcuno, per strada o online, fornisca un indizio che le autorità non sono riuscite a ottenere.
La situazione non espone solo la vulnerabilità di coloro che scompaiono, ma anche la mancanza di protezione delle loro famiglie, che portano il peso emotivo e organizzativo della ricerca.
Nel frattempo, la comunità svolge un ruolo chiave, condividendo informazioni e prestando attenzione a volti e nomi che circolano quotidianamente sui social media, in uno sforzo collettivo per supplire a ciò che il sistema non sta garantendo.
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