Così sono rimaste le zone colpite in Venezuela dopo l'operazione che ha portato alla cattura di Maduro



Le zone militari e aeroportuali del Venezuela hanno subito gravi danni dopo la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti.

Veicoli militari e un aereo distrutti in strutture venezuelane.Foto © Collage/Redes Sociales

Carri bruciati, strutture collassate, schegge sparse su piste e edifici con impatti visibili. Le immagini e i video che circolano sui social media mostrano l'entità dei danni nelle zone militari e aeroportuali del Venezuela, in mezzo a una giornata culminata con la cattura del dittatore Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti.

La notizia è stata costruita a pezzi da diversi fronti. Secondo quanto riportato da Europa Press, il governo venezuelano ha denunciato, nella notte, attacchi a Caracas e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, mentre i residenti della capitale segnalavano esplosioni, sorvoli di aerei e un clima di allerta.

Nei social e nei media locali si è parlato di esplosioni in zone come El Valle, Los Próceres, La Pastora, 23 de Enero e aree vicine a La Carlota, un importante insediamento militare in città.

Uno dei primi leader regionali a fare nomi concreti è stato il presidente colombiano Gustavo Petro, il quale ha affermato che Caracas ha iniziato a essere bombardata con missili e ha chiesto all'ONU e all'OEA di riunirsi "immediatamente".

Nella lista divulgata compaiono punti particolarmente sensibili: Fuerte Tiuna, il Palazzo Federale Legislativo, il Quartier Generale della Montagna, l'Aeroporto di Hatillo, una base N3 di F16 a Barquisimeto, un aeroporto privato a Charallave e la base militare di elicotteri di Higuerote, oltre a rapporti nel centro di Caracas.

Petro ha parlato anche di zone senza approvvigionamento in settori del sud della capitale e luoghi come Santa Mónica, Los Teques e 23 de Enero.

In parallelo, l'agenzia EFE ha riportato incendi e danni nel recinto della Base Aerea Generalísimo Francisco de Miranda (La Carlota), oltre a distruzioni nell'autostrada adiacente e la presenza di uniformati e veicoli che circondano la zona, un quadro coerente con le immagini che mostrano resti e danni alle infrastrutture vicine.

I video attribuiti in alcuni casi a registrazioni a Higuerote (Miranda) mostrano equipaggiamenti militari distrutti, veicoli bruciati e quello che viene descritto come un sistema di difesa aerea Buk-M2E danneggiato, oltre a segnali di deterioramento nell'infrastruttura aeroportuale.

Altre immagini mostrano aeromobili ridotti a rottame e edifici con danni severi, rafforzando l'idea che gli impatti abbiano colpito strutture strategiche.

Negli Stati Uniti, il racconto ufficiale è stato presentato come una missione pianificata nei minimi dettagli. In una conferenza a Mar-a-Lago insieme a Trump, il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, ha sostenuto che l'operazione, battezzata “Risposta Assoluta”, è stata il risultato di “mesi di pianificazione e prove” e ha beneficiato di supporto di intelligence aerea e terrestre in tempo reale.

In questo contesto è stato menzionato il livello di monitoraggio su Maduro, descrivendolo come una sorveglianza dettagliata delle routine e dei movimenti.

Caine ha assicurato che un'aeromobile è stato colpito durante la missione ma è rimasto operativo, e ha parlato di scontri "di autodifesa" durante la ritirata.

Trump, da parte sua, ha affermato di aver seguito l'operazione “in tempo reale”, descrivendola come estremamente complessa, con decine di aerei, elicotteri e caccia, e ha sostenuto che Maduro è stato catturato rapidamente, senza morti tra le forze partecipanti, sebbene ci siano stati alcuni feriti.

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.