Cubani in tutto il mondo stanno partecipando a una sfida virale sui social media che emoziona e commuove allo stesso tempo, ispirati dalla canzone "No ha sido fácil", di Pablo Milanés.
Il tema è diventato la colonna sonora di storie segnate dalla presa di decisioni personali. Alcune sono cariche di sacrificio e superamento dopo aver lasciato Cuba, altre difendono la libertà di scegliere strade lontane dagli studi convenzionali, e non mancano coloro che sostengono l'idea di inseguire i propri sogni senza abbandonare il paese.
Nella maggior parte dei post si rivela la lotta dei cubani che hanno dovuto creare un nuovo percorso lontano dalle loro famiglie, in luoghi a volte ostili e altre volte accoglienti.
Ci sono scene di professionisti che hanno lasciato tutto nella ricerca di una migliore qualità della vita per i propri figli. Hanno dovuto attraversare confini e reinventarsi per sopravvivere in una società più competitiva, ma che premia l'impegno individuale.
Molti cubani confessano di sentirsi persi nella loro patria, sprecando tempo in vite improduttive e senza avere nulla da mettere in tavola, né la possibilità di soddisfare i propri bisogni più elementari. L'emigrazione ha comportato rotture devastanti, ma per la maggior parte di loro ne vale la pena aprire questo nuovo ciclo di vita.
Reto viral ritrae la verità dei cubani
"Non è stato facile" è stato il tema principale della serie televisiva cubana "Algo más que soñar". È stata trasmessa per la prima volta nel 1984 e trattava temi sociali in una Cuba che non esiste più, poiché quegli ideali di uguaglianza di diritti e opportunità sono stati progressivamente soppressi dal regime.
Questa canzone di Pablo Milanés è stata reinterpretata innumerevoli volte. Riflette lo spirito di un'epoca, la difesa della libertà nel scegliere il destino delle nostre vite e la ricerca di soluzioni in un contesto complesso. I cubani l'hanno reinterpretata in un nuovo scenario storico per il paese, caratterizzato dall'emigrazione.
La sfida ha i suoi critici e detrattori, come ogni contenuto sui social media. La forza dei messaggi non risiede nell'editing perfetto dei video né nelle coreografie studiate. Il loro potere deriva dalla sincerità con cui ogni persona apre una finestra sulla propria vita e lascia che la voce di Pablo Milanés parli per lei.
“Non è stato facile avere un'opinione che faccia valere la mia vocazione, la mia libertà di scegliere.” La frase riassume il peso di crescere in un paese dove esprimersi liberamente può comportare la perdita di opportunità lavorative, tranquillità personale o addirittura portarti in prigione.
La repressione politica, le difficoltà quotidiane e la crisi economica fanno parte dello sfondo di queste storie, che mostrano come la decisione di lasciare il paese non sia per i cubani una scelta presa alla leggera.
Il cambiamento ha significato lasciare indietro affetti, strade conosciute e, in molti casi, anche la lingua madre. Ha implicato anche accettare che spesso si deve ricominciare da zero per poter difendere un criterio e inseguire un sogno.
Una vecchia canzone che parla di dolore, fedeltà e speranza
In queste sfide virali, le immagini si sovrappongono a versi che sembrano scritti per la diaspora cubana: “Sono come volevano essere, ma cercando di essere me stesso”.
La nostalgia si mescola con la fermezza di chi non dimentica le proprie radici. “Amami senza alcun timore, che io prometterò
fedeltà al mio modo di essere” diventa una dichiarazione di resistenza di fronte all'adattamento obbligato ad altre consuetudini culturali, a un altro status economico, a uno stile di vita che impone di vivere all'estero, in qualsiasi paese del mondo.
Il dolore di emigrare non implica solo la tristezza per aver lasciato un luogo, ma la rinuncia a ciò che una famiglia aveva costruito, alle routine e alle certezze. Queste immagini dei cubani mostrano al mondo un'altra verità: sono emigranti con la determinazione di non arrendersi, pronti a costruire un nuovo mondo ovunque arrivino.
“Subi' con me a trovare il gradino, il gradino che evokerò per arrivare a quel luogo che un giorno ho sognato...” è la promessa che batte in ogni storia, indipendentemente dal fatto che il sogno sia già stato raggiunto o rimanga all'orizzonte.
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